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L’arcivescovo di Oristano: «Riaccendiamo il fuoco della speranza in mezzo ai drammi che viviamo»

L’arcivescovo di Oristano: «Riaccendiamo il fuoco della speranza in mezzo ai drammi che viviamo»

Il discorso di Natale di Monsignor Roberto Carboni che ricorda gli 800 anni dalla prima rappresentazione del presepe

26 dicembre 2023
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Oristano Anche quest’anno, oltre che durante la celebrazione dei vari riti religiosi, l’arcivescovo Arborense e vescovo della diocesi di Ales-Terralba, monsignor Roberto Carboni ha voluto divulgare il suo messaggio a tutta la comunità dei territori ecclesiastici da lui amministrati. Fine anno per la Chiesa diventa momento ampio di riflessione, un modo per portare avanti considerazioni su quanto i mesi precedenti hanno lasciato nel cuore dei fedeli e sull’impatto che hanno avuto anche a livello sociale generale. Riportiamo integralmente il suo discorso tenuto in occasione del Natale che ha voluto intitolare “Il faticoso cammino del Signore della pace in un mondo sconvolto dalla violenza”.

«Nei giorni di Natale la liturgia ci indicherà più volte Gesù come Principe della Pace (Is 9,5). Ma questo titolo, così dolce ed evocativo, stride con la realtà drammatica che stiamo vivendo. L’umanità è ferita da guerre, omicidi, femminicidi. Dobbiamo riconoscere che siamo circondati da brutalità: sangue versato inutilmente, innocenza ferita, donne violate e spezzate, disuguaglianze stridenti e ingiuste da morti innocenti, malattie, clima impazzito con le conseguenze che già tutti sperimentiamo. Tutto ciò, perché sembra che ci siamo dimenticati di essere creature, di abitare una casa comune da condividere, di non essere padroni della vita degli altri. Fatichiamo a costruire strade di pace dove possa camminare la giustizia e la fraternità.

Eppure, non dobbiamo rinunciare alla speranza di pace, poiché per noi essa è, innanzi tutto, una persona: Gesù, il Principe delle Pace. Il Natale ha bisogno di essere restituito al suo vero motivo: la nascita di Gesù che è venuto per noi. Siamo sinceri: il Natale è stato ridotto a fiaba generica, a spirito diluito, a pubblicità ossessiva. Ma come cristiani non possiamo rinunciare ad annunciarne il vero senso: l’incarnazione di Dio in Gesù. Ottocento anni fa a Greccio, Francesco d’Assisi metteva in scena il presepe per vedere con gli occhi del corpo il luogo e la povertà in cui era nato il Salvatore. Egli non utilizza statue o immagini, ma vuole ricrearne l’ambiente, così che ciascuno dei presenti sia protagonista e si senta partecipe di quell’avvenimento di salvezza. Non c’è neanche l’immagine del Bambino che, però, secondo la visione di un testimone, si fa presente miracolosamente nella mangiatoia per ricordarci che deve nascere in ciascuno di noi. È il Natale del Signore che vuole trovare spazio nella nostra vita. Da lui impariamo quel faticoso cammino di pace, di ascolto degli altri, di condivisione, di rispetto e perdono. Da Lui, che ci ha perdonati tutti.

Così ricordavano i vescovi nel loro messaggio da Assisi dove erano riuniti in assemblea straordinaria: sentiamo impellente il compito di denunciare le logiche della contrapposizione e dell’individualismo, e di favorire la collaborazione e la riconciliazione. Sogniamo un mondo che sia davvero casa di tutti, dove il riconoscimento della dignità umana cammini di pari passo con il dovere di amare gli altri come fratelli e sorelle. Il Natale di Gesù è occasione propizia per lasciarci curare dalla grazia di Dio, rimarginare le ferite che sanguinano in noi, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nella Chiesa. Riaccendiamo negli ambienti quotidiani e nelle nostre comunità il fuoco della speranza perché i nostri cuori tornino ad ardere con rinnovato entusiasmo. Santo Natale a tutti».

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