La Nuova Sardegna

Oristano

L’intervista

Oristano, parla Maria Obinu. «Ecco perché mi sono dimessa da segretaria Pd»

di Giuseppe Centore
Oristano, parla Maria Obinu. «Ecco perché mi sono dimessa da segretaria Pd»

Con lei critici verso i vertici del partito anche altri dirigenti

01 gennaio 2024
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Oristano Segretari dimissionari e gruppo consiliare ridotto ai minimi termini. Il Pd oristanese (circa 230 iscritti in federazione, circa 70 in città) è stato travolto dalle polemiche legate allo svolgimento o meno delle primarie e alla scelta dei Dem di proporre come candidata presidente alla Regione la parlamentare e vicepresidente nazionale di Cinque Stelle Alessandra Todde. Dimissioni per la segretaria provinciale Maria Obinu, che è anche capogruppo in consiglio comunale, e per il suo omologo cittadino Roberto Martani. Con loro si sono espressi pubblicamente anche Giuseppe Obinu, consigliere comunale, Bani Micali, della direzione regionale e Gabriele Sardu, vicesindaco di Nurachi. In questa prima intervista dopo la rottura, Maria Obinu spiega le ragioni dell’addio dagli organi dirigenti, che non dovrebbe anticipare, almeno da parte sua le dimissioni dal partito, «a meno che questo partito non voglia espellere chi la pensi diversamente dal conducente. Sarebbe una vergogna».

Una scelta inattesa, imprevista o a lungo meditata?  Il Pd oristanese si trova senza vertici a poche ore dalla presentazione delle liste e a ridosso dell’avvio di una campagna elettorale non certo semplice.

«Una scelta quasi naturale, frutto di un ragionamento iniziato con l’intervento nella direzione del 31 ottobre scorso, dove, non da sola, avevo espresso fortissimi dubbi sulla correttezza e opportunità di una candidatura come quella secondo me imposta al Pd dai Cinque Stelle. In direzione ho contestato il fatto che il mio partito non avesse neppure ipotizzato di presentare una propria candidatura alla presidenza della Regione. Successivamente sono stata contattata dall’ex parlamentare Romina Mura e da Caterina Deidda, che mi hanno chiesto cosa ne pensassi a sottoscrivere un documento. Ho dato il mio assenso e poi a fine anno ci siamo ritrovati a condividere questa opinione».

Aveva ricevuto in precedenza critiche per il no alla scelta della direzione sulla candidatura Todde?

«Ero stata criticata, ma soprattutto da appassionati e legittimi iscritti oristanesi nella direzione provinciale, anche se negli ultimi anni non li avevo mai visti. Lì avevo ribadito le mie idee, rispondendo che in direzione regionale avevo espresso la mia opinione di iscritta. Legittima, che non può legittimare in alcun modo un provvedimento di espulsione. Mi sono dimessa, ci siamo dimessi. Un gesto che non mi pare essere tanto usuale nei partiti democratici».

E da allora?

Telefonate sincere di solidarietà da parte di Paolo Melis, presidente dell’assemblea provinciale, da Efisio Sanna e da altri iscritti. Qualche invito a ripensarci con importanti promesse proposte dai vertici regionali del Pd, andate naturalmente a vuoto. Io, come altri, non me ne andrò dal partito, ma non posso affrontare una campagna elettorale sostenendo qualcosa in cui non credo. Volevamo dare uno scossone, perché non siamo trenta sfigati in cerca di visibilità. La nostra è una iniziativa e una scelta politica, non di interessi personali».

Dopo la rottura come si sente?

«Dal punto di vista emotivo questa scelta mi sta costando, ma era giusto così. Non è pensabile accettare un matrimonio, fosse solo politico, dove solo un partner ha diritti e l’altro deve solo obbedire. E non vengano a parlare di numeri e consensi. Le Regionali non sono le politiche, i Cinque Stelle, come Oristano dimostra, sul territorio hanno sempre avuto difficoltà a catturare il consenso. Non discuto la persona di Todde, ma il metodo e le prospettive».

Dimissioni irrevocabili?

«Assolutamente sì, ma rimango nel Pd. Per adesso».

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