La Nuova Sardegna

Oristano

Dai documenti alla leggenda

La tradizione della Sartiglia si ripete nel solco della storia

di Enrico Carta
La tradizione della Sartiglia si ripete nel solco della storia

Dalla giostra in onore dell’imperatore Carlo V d’Asburgo all’irrompere della modernità nel copione della festa

11 febbraio 2024
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È un brivido lungo almeno 478 anni, probabilmente ancora di più. È inutile contare le edizioni della Sartiglia di Oristano perché a un certo punto bisogna fermarsi. Si passa dalla verità certificata dai documenti alla leggenda, al campo delle probabilità. La storia però va in cerca di certezze e la prima a cui far riferimento è quella del registro della città di Oristano del 1547-48, in cui si fa cenno a una sortilla, una corsa all’anello organizzata l’anno prima per celebrare il grande Carlo V d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico e arciduca d’Austria dal 1519, re di Spagna (Castiglia e Aragona) dal 1516, e principe sovrano dei Paesi Bassi come duca di Borgogna dal 1506. Secondo gli annali, il potentissimo sovrano sul cui regno non tramontava il sole, perché Oltreoceano erano suoi i possedimenti nelle Americhe, fu in Sardegna in quel 1546, esattamente 478 anni fa.

Fu per omaggiare l’imperatore che Oristano – tra l’altro non per carnevale, ma probabilmente a fine primavera tra maggio e giugno – si agghindò a festa e scelse un modo comune a quello di tante altre località dell’epoca per mostrare a Sua Maestà la parte migliore di sé. I giochi militari erano, dall’XI secolo, parte dell’addestramento dei soldati nell’Europa medievale. Si facevano ovunque e Oristano non faceva eccezione. L’epoca moderna non cambiò poi di molto certe tradizioni e, per secoli, quel retaggio antico continuò a essere perpetrato. Poi cambiarono usi e costumi e alcune tradizioni finirono con l’essere dimenticate. Non qui, non a Oristano, dove oggi, a 478 anni da quella prima volta documentata, uomini mascherati impugneranno la spada per provare a far proprio il trofeo.

L’anello di quel 1546 non esiste più. Ha cambiato forma ed è diventato una stella di latta lucente da issare assieme al nastro e al gancio che la sostiene in via Duomo. Facciamolo oggi quel gioco di tornare indietro nel tempo, sforzo di fantasia neanche poi troppo distante dalla realtà del 2024. Certo, mancava la tecnologia di adesso, la città era diversa, ma la cattedrale, il palazzotto della curia arcivescovile e il grande edificio del seminario erano lì a far da spettatori all’evento che si svolse però un po’ più in là, in quella che oggi è piazza Eleonora d’Arborea e allora era la piazza di Città. E davanti a quegli edifici c’era il popolo che anche oggi sarà in via Duomo, prima in trepidante attesa, poi in estasi ammirata davanti al rito che si ripete.

Rito non è una parola casuale. La intesero così la loro Sartiglia quegli oristanesi che, in secoli in cui le superstizioni – per la verità ancora oggi vivono – affioravano in ogni dove, decisero che al numero di stelle infilzate avrebbe poi fatto seguito un’annata florida. Sogni e speranze di uomini e donne che si scontravano con la fatica del quotidiano. Poi, l’amministrazione civica che organizzò quell’evento del 1546 in onore di Carlo V, passò la mano ai gremi, corporazioni che raggruppavano le varie categorie di lavoratori, altro retaggio della dominazione spagnola sulla Sardegna. Quindi gli spagnoli andarono via, sostituiti dagli Asburfo d’Austria, dai Savoia e oggi dallo Stato italiano, ma la Sartiglia è rimasta il simbolo dell’identità oristanese. Acclamata o discussa, ma pur sempre elemento caratterizzante della città.

Oggi, domenica 11 febbraio, e tra due giorni, martedì 13 febbraio, il rito si ripete. Il gremio dei Contadini devoto a San Giovanni e il Gremio dei Falegnami devoto a San Giuseppe organizzano assieme alla Fondazione Oristano le loro due giostre equestri. Attorno alle 11 di oggi, inizierà la vestizione del componidori Giovanni Utzeri, nella sede dei contadini in via Aristana. Martedì ci si sposterà in via Angioy per la Vestizione di Fabrizio Manca, componidori per i falegnami. Attorno alle 13 il corteo mascherato composto da 126 cavalieri accompagnerà il capocorsa verso via Duomo, preceduto dai figuranti della corte della giudicessa Eleonora d’Arborea e dai costumi sardi. Al rullare di tamburi e allo squillar di trombe, attorno alle 13.30, compariranno colorati, gioiosi e fieri davanti alla folla, in attesa di lasciare il proscenio ai veri protagonisti. Poi sarà Sartiglia col copione che si ripete concedendo sempre qualche variazione sul tema e lasciando spazio anche alla libera interpretazione dei cavalieri e soprattutto dei gremi.

Ci sarà prima l’Incrocio delle spade, che apre la simbolica sfida tra il componidori e il suo più fidato scudiero, su segundu, quindi il via alla Corsa alla stella con il capocorsa a esibirsi per primo e puntare al galoppo verso la stella. Da quel momento in poi sarà un susseguirsi di discese, sino all’ora dello stop decisa sempre dal componidori.

Sarà anche il segnale che porterà verso la chiusura della prima parte della giostra che, attorno alle 16.30 si sposterà in via Mazzini per le evoluzioni della corsa delle pariglie. È tutta qui la Sartiglia: essenziale e variabile. Come il tempo che potrebbe essere piovoso. Saranno gocce benedette, vista la siccità prolungata. Se dal cielo cadranno giù molte gocce, sarà già stato un segno benevolo anche questo.

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