La Nuova Sardegna

Oristano

Il progetto può partire

Masterplan Ivi a Torregrande, semaforo verde dal Tar

di Enrico Carta

	Torregrande, un rendering del progetto presentato da Ivi Petrolifera
Torregrande, un rendering del progetto presentato da Ivi Petrolifera

Respinte le richieste degli ambientalisti

19 febbraio 2024
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Oristano In tribunale vince la Ivi. In teoria è solo il primo round, visto che resta la possibilità di un secondo grado di giudizio al Consiglio di Stato, ma i giudici amministrativi di Cagliari sono stati netti nell’indicare da che parte stia la ragione.

Il Gruppo di Intervento Giuridico, associazione ambientalista che aveva presentato il ricorso contro l’investimento turistico e immobiliare nella pineta di Torregrande, deve quindi fare valutazioni molto delicate, dal momento che ha visto respinte tutte le proprie argomentazioni. Ne aveva presentate parecchie per provare a bloccare quello che, da un decennio, ritiene un colpo mortale all’ecosistema del litorale di Torregrande.

Ebbene, non una sola delle argomentazioni portate al vaglio del tribunale ha fatto breccia nella sentenza emessa dai giudici amministrativi di Cagliari Marco Buricelli, Oscar Marongiu e Jessica Bonetto. Su due linee principali si erano divisi i motivi del ricorso che chiedeva il semaforo rosso per la nascita dell’investimento alberghiero, residenziale e golfistico su quegli ettari di pineta occupati, per la gran parte, dall’area in cui sorgeva l’insediamento industriale della Sipsa, poi trasformata in Ivi Petrolifera.

L’avvocato Carlo Augusto Melis, che tutelava le ragioni del Gruppo di intervento giuridico, aveva chiamato in causa la Regione, rappresentata e difesa dagli avvocati Roberto Murroni e Floriana Isola; il Ministero della Cultura, Soprintendenza archeologia Belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna, rappresentati e difesi dall’Avvocatura dello Stato; e ovviamente la Ivi Petrolifera, difesa dagli avvocati Mauro Barberio e Stefano Porcu.

Da un lato si insisteva su aspetti tecnici legati alle leggi, dall’altro sul fatto che centinaia di osservazioni di singoli cittadini fossero state presentate in opposizione all’investimento. Per quanto riguardava le paventate violazioni di legge, il Grig aveva sostenuto che il progetto ricadesse all’interno della fascia costiera e della zona litoranea a conservazione integrale all’interno dei trecento metri dalla battigia. In più, il litorale di Torregrande godrebbe di ulteriori vincoli specifici e di conservazione integrale per la presenza anche dell’area di pineta. Ulteriori impedimenti sarebbero stati legati alle norme indicate dal Piano paesaggistico regionale, ritenuto strumento di pianificazione obbligatorio, e alla presenza del vincolo idrogeologico sulla pineta. Per l’area di Torregrande, secondo il Grig, sarebbe stata poi necessaria una pianificazione congiunta tra lo Stato e la Regione, ancor più considerando il parere dell’Ufficio tutela del paesaggio che, per l’associazione ambientalista, avrebbe indicato l’esistenza di un contrasto con le norme sulla salvaguardia costiera.

I giudici hanno però respinto ogni aspetto, intanto chiarendo che non sono previste opere o volumetrie all’interno della fascia a protezione integrale dei trecento metri dalla battigia, dove ci saranno solo compensazioni ambientali e forestali per riequilibrare gli interventi nell’altra area della pineta. Non c’è poi alcun elemento o atto che dimostri che non c’è il rispetto dei vincoli, compreso quello idrogeologico per il quale sono state recepite le osservazioni date a suo tempo dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione.

La questione del mancato rispetto norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico è valida per i soli Comuni che non hanno un Piano urbanistico adeguato al Ppr. Allo stesso tempo, il confronto tra Stato e Regione non ha motivo di essere perché non c’è stata una revisione della pianificazione paesaggistica vigente. C’è poi la questione delle osservazioni dei cittadini, ma il Tar la sorpassa chiarendo che, proprio in seguito a esse, il campo da golf è stato ridotto da 18 a 9 buche e che le pubblicazioni del progetto sono state molteplici, accompagnate da incontri aperti alla cittadinanza. Così il ricorso è naufragato.

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