La Nuova Sardegna

Oristano

La vertenza

Protesta agricola prepara la sua piattaforma politica

di Piero Marongiu

	I trattori in piazza Roma Tre giorni fa a Oristano (foto fgp)
I trattori in piazza Roma Tre giorni fa a Oristano (foto fgp)

Sabato il voto del documento a Tramatza

03 marzo 2024
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Oristano In attesa dell’insediamento della nuova giunta regionale, i movimenti sardi che fanno capo al comparto agricolo e zootecnico si ritroveranno sabato prossimo 9 marzo nell’aera di servizio di Tramatza, sulla 131. Il mondo della campagna sardo è in stato di agitazione da oltre un mese, i motivi della mobilitazione sono sempre gli stessi: costi di produzione troppo elevati, guadagni ridotti all’osso, burocrazia e tasse insostenibili, premialità che non arrivano nei tempi giusti.

Alla politica, sarda e nazionale, chiedono sostegno e risposte: e tempi di intervento più rapidi. A Tramatza si ritroveranno anche per discutere un ordine del giorno articolato in una decina di punti, e per stabilire chi dovrà rappresentarli a Roma, al tavolo permanente aperto presso il Ministero per le politiche agricole e della sovranità alimentare. Sotto accusa i contenuti della nuova Pac (politica agricola comune), e in particolare quanto previsto dagli ecoschemi, che escludono i premi per il bestiame ovicaprino e prevedono una forte riduzione economica per i capi bovini adulti, passati da 240 a circa 70 euro per unità.

Gianuario Falchi, Roberto Congia e Fabio Pisu, esponenti dei vari movimenti sardi, confidano in una partecipazione numerosa dei loro colleghi. «L’obiettivo primario è quello di creare un sodalizio unico perché soltanto facendo fronte comune possiamo conseguire i risultati che auspichiamo. Chiediamo che il principio di insularità, riconosciuto per legge, venga finalmente applicato totalmente».

La Sardegna, regione considerata a lento sviluppo, doveva essere aiutata con fondi aggiuntivi, che non si vedono. «I nostri costi sono molto maggiori rispetto a quelli delle altre regioni d’Italia, nelle quali i trasporti quasi non incidono». Un quintale di erba medica sul campo costa 8/10 euro, portato in Sardegna sale a 35/40: la maggiorazione è dovuta al trasporto. E questo è solo uno dei molti esempi che si potrebbero fare. I movimenti di protesta isolani sono in contatto con gli omologhi della penisola e provano ad associarsi sotto una sigla comune. Discuteranno anche di altri punti penalizzanti come: le relazioni commerciali, gli standard di produzione, la concorrenza sleale tra Paesi dell’UE ed extra UE. Tra i punti all’attenzione degli allevatori l’introduzione di filiere orizzontali, oltreché verticali; più semplificazione e meno burocrazia; etichettatura chiara recante l’obbligo di indicare il Paese di provenienza anche dei prodotti cerealicoli; lo stop alle multinazionali delle energie rinnovabili in Sardegna e l’ attuazione del principio di insularità. «C’è la volontà di proseguire le proteste nelle forme messe in atto fino ad ora, senza creare disagi ai cittadini» concludono Falchi, Pisu e Congia.

«Pur apprezzando gli applausi che riceviamo durante le marce con i nostri trattori, chiediamo il sostegno e la comprensione di tutti, ma soprattutto invitiamo i consumatori sardi a guardare bene la provenienza dei prodotti che si trovano sui banchi della grande distribuzione».

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