La Nuova Sardegna

Oristano

Tribunale

Recintano con una rete il retro delle loro villette a Oristano, ma vanno a processo per occupazione di suolo pubblico

di Michela Cuccu

	Il retro delle case di via Verga (foto fgp)
Il retro delle case di via Verga (foto fgp)

Poche settimane fa il Comune aveva concesso loro l’area in comodato d’uso

07 maggio 2024
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Oristano Alcuni anni fa avevano chiesto al Comune l’autorizzazione per ripulire dalle immondizie un terreno dietro le loro abitazioni. L’autorizzazione però è arrivata soltanto un mese e mezzo fa e nel frattempo, i proprietari delle case, che, stanchi di attendere, avevano comunque bonificato l’area, sono finiti sotto processo. È la originale vicenda di dodici proprietari di altrettante villette a schiera che si affacciano sulla via Verga, nella zona di San Paolo, accusati di aver invaso quei terreni con lo scopo di impossessarsene. Per evitare che a qualcuno venisse la bell’idea di continuare ad usare quel terreno come discarica ma anche per proteggere le loro abitazioni dall'intrusione di ratti, cani randagi e, come era già accaduto in qualche caso, anche di malintenzionati, i condomini avevano eretto anche una recinzione leggera.

Nulla di definitivo ma una semplice rete, completamente amovibile, tanto che anche l’addetto alla lettura dei contatori dell’acqua poteva spostarla per entrare. A qualcuno però non era andato giù che in quella lingua di terra, interdetta al traffico veicolare (a ridosso c’è un tratto di canale irriguo aperto di proprietà del Consorzio di Bonifica) , gli abitanti avessero anche piantato dei fiori. Forse convinto che in realtà i condomini si fossero appropriati abusivamente di un’area pubblica, aveva inviato un esposto anonimo alla Procura della Repubblica, con tanto di foto e planimetrie. La macchina giudiziaria era stata in questo caso rapidissima. L’esposto era diventato imputazione e saltando il processo, il Tribunale aveva emesso un decreto penale condannando i dodici proprietari delle case al pagamento di un’ammenda di circa duemila euro ciascuno , oltre ovviamente, obbligarli al ripristino dei luoghi. Convinti però di aver agito nel giusto, i condomini si sono affidati all’avvocata Rosaria Manconi che ha chiesto e ottenuto l’annullamento del decreto. L’imputazione però è rimasta e per i dodici, ieri si è aperto il processo penale davanti alla giudice monocratica Serena Corrias.

Nell’udienza di ieri mattina, è stata chiamata a testimoniare la commercialista Giuseppina Uda. All’epoca dei fatti Uda era vicesindaco e a lei i condomini avevano chiesto di poter ripulire quell’area. In aula l’ex amministratrice comunale ha confermato di aver eseguito un sopralluogo e di aver suggerito ai proprietari delle villette di presentare al Comune una richiesta scritta per ottenere l’autorizzazione di prendersi cura, a titolo gratuito, di quell’area piena di immondizie. Convinti che l’autorizzazione venisse rilasciata in tempi brevi, i condomini avevano aspettato, ma alla fine avevano preso comunque l’iniziativa, bonificando l’area dai rifiuti e abbellendola con qualche pianta. Ovviamente pensando di non far nulla di sbagliato. Durante l’udienza di ieri è emerso che solo di recente, dunque sette anni dopo la presentazione delle richieste, il Comune ha finalmente stipulato i contratti che assegnano ai condomini l’area in comodato d’uso per tre anni, rinnovabili. L’assessore comunale al Demanio, Ivano Cuccu, conferma: «I proprietari mi avevano sottoposto il problema lo scorso novembre. È un loro diritto vivere in un luogo salubre. Purtroppo il Comune per una serie di motivi non può prendersi cura di quell’area. Dunque ben venga la disponibilità dei cittadini. Se dovessero arrivare altre richieste, le accoglieremo. Mi dispiace che queste persone ora siano sotto processo. Del resto – ha concluso – hanno semplicemente collaborato al mantenimento del decoro della Città. Il che è un merito, non un reato».

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