La Nuova Sardegna

Oristano

La denuncia

Mont’e Prama, gli archeologici a rischio intossicazione per l’uso di fitofarmaci nelle aree vicine

di Enrico Carta

	In primo piano l'area degli scavi e sullo sfondo la vigna (foto fgp)
In primo piano l'area degli scavi e sullo sfondo la vigna (foto fgp)

Lettera alla Asl

08 maggio 2024
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Cabras C’è chi coltiva e c’è chi scava e viene innaffiato. Non dagli spruzzi degli irrigatori o dalla pioggia che scende dal cielo, ma dalle gocce fittissime delle sostanze usate per il trattamento fitosanitario della vite. Nella collina di Mont’e Prama, custode di storie di altri tempi, ieri è andato in scena uno spettacolo modernissimo in un matinée che nemmeno era stato inserito in programmazione.

Al lavoro nella zona dell’area archeologica c’erano parecchi operatori che stavano svolgendo attività di cantiere legate ai lavori di infrastrutturazione del sito archeologico previsti dalla Fondazione Mont’e Prama e, accanto a loro, il personale incaricato dello scavo dalla Soprintendenza per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna. Dovevano essere tranquille ore di lavoro, quando nel terreno accanto a quello in cui è stata ritrovata la maggior parte dei giganti e degli altri antichi reperti, attorno alle 11, il proprietario del vigneto ha dato il via a un trattamento fitosanitario. Col trattore dotato di irroratore ha iniziato a spruzzare il liquido che, complice il maestrale alquanto sostenuto, si è sparso per l’aria raggiungendo anche gli archeologi e i loro collaboratori. Capendo che non era acqua benedetta per un rituale in onore degli antichi dei di Mont ’e Prama, anche perché l’odore era inconfondibile, la curatrice dell’area, l’archeologa Maria Mureddu, ha provato a contattare telefonicamente il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl di Oristano.

Non avendo ottenuto risposta ha preso una via alternativa e ha inviato direttamente una segnalazione scritta, rimarcando che a mezzogiorno, orario in cui la troupe ha lasciato la zona degli scavi, il trattamento fitosanitario stava continuando e il maestrale soffiava sempre più forte. L’archeologa ha richiesto quindi un intervento al servizio dell’Asl per evitare un secondo bagnetto poco sacro e molto profano, anche se il vino in antichità era il nettare degli dei. Ha ricordato che in presenza di vento o nel caso in cui altre persone si trovino a ridosso del campo in cui viene effettuato il trattamento, questo debba essere sospeso. A tal proposito il sito di Mont ’e Prama è costantemente meta di scolaresche che vanno a scoprire le bellezze del passato e che, pressoché quotidianamente, archeologi e maestranze di vario tipo sono lì a svolgere il loro lavoro di scavo.

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