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Oristano

L’appello

L’arcivescovo di Oristano: «Meno messe e più incontri per ripopolare la Chiesa»

di Mario Girau
L’arcivescovo di Oristano: «Meno messe e più incontri per ripopolare la Chiesa»

È la raccomandazione pastorale sollecitata da monsignor Roberto Carboni ai preti

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Oristano Qualche messa infrasettimanale in meno e più incontri formativi sulla Parola di Dio e studio dei documenti del magistero. È la raccomandazione pastorale sollecitata dall’arcivescovo ai preti per l’anno 2024-2025 tradizionalmente inaugurato dai festeggiamenti in onore di Nostra Signora del Rimedio. C’è grande preoccupazione per la quasi scomparsa delle donne, nella fascia di età tra i trenta e i cinquant’anni, dalla vita parrocchiale. Non mancano quindi le novità nella quinta lettera alla comunità intitolata “Annunciate il vangelo”, inviata da monsignor Roberto Carboni alle Chiese di Oristano e Ales-Terralba riunite in persona episcopi. È un vero progetto diocesano con proposte puntuali e risultati verificabili a fine anno riguardanti percorsi di discernimento di vita per giovani e ragazzi, con un calendario di ritiri per adulti e incontri in preparazione al matrimonio. È stato inoltre ribadito l’invito al coinvolgimento e alla corresponsabilità dei laici, da considerare con pari dignità protagonisti assieme ai preti della vita della comunità cristiana. È stata poi annunciata anche la visita pastorale, la prima di padre Roberto Carboni, alla Chiesa arborense con inizio, con tutta probabilità, per la prima domenica di Avvento del 2025. Quella messa a punto dall’arcivescovo, nata dopo aver presentata al Papa, lo scorso 8 aprile, è una progettazione ecclesiale che è quasi una fotografia della diocesi, che ha fatto emergere «con forza drammatica» i cambiamenti avvenuti negli ultimi dieci anni. Su tutti c’è la diminuzione della popolazione, quindi un «impressionante calo del numero dei battesimi e dei matrimoni concordatari, le ridotte percentuali dei partecipanti all’Eucarestia domenicale, il calo del numero delle religiose e dei religiosi presenti in diocesi, la riduzione del numero delle vocazioni al ministero sacerdotale e l’innalzamento dell’età media dei presbiteri». Sono emergenze pastorali, vere sfide per i cattolici. L’arcivescovo conferma, ancora una volta, la sua diagnosi. «Risalta in modo ancor più evidente – scrive monsignor Carboni – il bisogno di ripensare le modalità di annuncio del vangelo, per costruire comunità fondate sulla corresponsabilità, sulla collaborazione e condivisione, con la partecipazione attiva dei fedeli e la valorizzazione dei diversi ministeri». «Siamo tutti chiamati, ciascuno secondo la propria vocazione, a essere responsabili della comunità. Questo – precisa l’arcivescovo – non sminuisce la responsabilità e il ruolo dei presbiteri e dei religiosi, anzi è a loro che spetta promuovere la crescita spirituale dei fedeli e far maturare il laicato nel rispetto del compito e dei ministeri in comunione col vescovo». Padre Roberto istituzionalizza la corresponsabilità laicale, che si «esercita nei consigli pastorali e parrocchiali e nei consigli per gli affari economici. Non si tratta di una semplice consultazione, ma di vera comunione per le scelte pastorali ed economiche». La lettera alla comunità scritta a tavolino, ma nata da uno studio attento della realtà sociale ed ecclesiale, è un progetto particolareggiato, che comprende anche diciassette domande di monsignor Carboni nel ruolo di «facilitatore». Servono per aiutare a riflettere, con spunti per le scelte concrete nelle comunità. Una delle più importanti riflessioni, dal punto di vista pastorale, riguarda la fuga della componente femminile (30-50 anni) dalle chiese. «Non abbiamo nostalgia dei tempi passati – dice il presule arborense – ma siamo chiamati a capire sempre meglio quale ruolo significativo la donna debba ancora avere nella comunità cristiana e comprendere anche il motivo della sua progressiva assenza, che ormai si va manifestando con sempre più chiarezza negli ultimi decenni». Monsignor Carboni parla ad alta voce della «questione donna nella Chiesa» non «per rimpiangere stereotipi del passato o negare la necessaria e giusta evoluzione del ruolo della donna e un riconoscimento pieno dei suoi diritti, ma piuttosto avvertire la necessità di ripensare e progettare insieme a loro, il ruolo e la vocazione nel contesto ecclesiale attuale».

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