La Nuova Sardegna

Oristano

Il caso

L’invasione di zanzare fa male anche al turismo: «Si agisca come per la peste suina»

di Enrico Carta
Oristano un intervento di disinfestazione nei campi
Oristano un intervento di disinfestazione nei campi

Le recensioni dei turisti segnalano il problema soprattutto in certe zone del territorio e non fanno una buona pubblicità

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Oristano Tutto bello, bellissimo e anche di più, ma con un problema gigante e minuscolo allo stesso tempo. Le zanzare sono diventate un tormento non solo per i residenti ma anche per i turisti, tanto che nelle recensioni sottolineano questo aspetto che rischia di rendere meno bella la cartolina che dipingono su Oristano e la sua provincia, con il problema particolarmente sentito tra il capoluogo e il Sinis. A ciò si aggiungano comunque i problemi di salute legati alla possibilità di contrarre il virus della Febbre del Nilo a causa di punture di zanzare infette ed ecco che un settore in forte espansione come quello dell’ospitalità si ritrova a fare i conti con un problema che non aveva messo in preventivo. Siccome in questo momento storico tutta la zona e in particolare Cabras è, oltre che mare e bellezza naturali, anche cultura, prima che ci siano contraccolpi, il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, si aggiunge al coro di coloro che chiedono un intervento coordinato che abbia una regia di alto livello e che il problema non sia lasciato esclusivamente alle istituzioni locali.

Non solo fastidi L’attacco è deciso: «L’emergenza zanzare nel Sinis e nell’Oristanese non è solo un fastidio, ma è una crisi sanitaria e di vivibilità. Il nostro territorio sta affrontando una crisi che va ben oltre il semplice fastidio estivo, sta diventando una minaccia concreta alla vivibilità e all’economia del territorio. L’aggressione di quest’anno è senza precedenti». Non è solo lo spauracchio della West Nile a preoccupare il presidente della Fondazione, ma tutta la situazione che, in certe località e soprattutto in alcuni orari della giornata, è ingestibile. Così succede che il tramonto di suggestivo abbia poco e anziché perdersi ad ammirare estasiati il sole che si tuffa nel mare, ci si ritrovi impegnati a correre per raggiungere prima possibile un luogo chiuso o a frugare negli zaini per cospargersi immediatamente di repellenti ed evitare le punture.

Residenti e turisti «L’emergenza non riguarda solo i malati – prosegue Anthony Muroni –. È un problema di vivibilità quotidiana per tutti. La qualità della vita è compromessa quotidianamente, come se ci si stia abituando ad aver perso il diritto alla salubrità. Al primario diritto dei residenti si aggiunge un danno economico sempre più incipiente: le decine di migliaia di visitatori che scelgono il Sinis e l’Oristanese stanno manifestando un crescente e comprensibile malcontento. Gli enormi sforzi e investimenti fatti da soggetti istituzionali e privati per valorizzare il territorio, con nuove infrastrutture e modelli di gestione, rischiano di essere mortificati da questa ondata di insetti».

Task force La paura è che l’invasione dei cieli possa compromettere ciò che si sta costruendo e allora riecheggiano parole molto simili a quelle che il commissario straordinario della Provincia, Battista Ghisu, va ripetendo da settimane: «Non possiamo rassegnarci all’idea che non si può fare niente. Serve uno sforzo straordinario e multidisciplinare. Serve che le istituzioni assicurino la costante e regolare applicazione dei protocolli di prevenzione e disinfestazione già esistenti. Servono organizzazione e controllo, senza sconti. E poi serve un piano straordinario di studio multidisciplinare perché la partita non si vince solo con la disinfestazione spot». Sono parole che rimandano a un intervento della Regione affinché si metta alla testa di un coordinamento di forze che mettano in campo, ciascuno per le proprie competenze e soprattutto agiscano. L’idea che balena nella mente è quella di ripercorrere quanto fatto nel periodo decisivo in cui, recentemente, è stata debellata la peste suina in Sardegna. Servono, insomma, azioni decise.

In compagnia Anthony Muroni non è certo solo. Le sue parole raccolgono pieno consenso dall’amministratore straordinario della Provincia Battista Ghisu che però oggi, in seguito alle elezioni, saluta l’incarico all’ente. Su questo particolare ambito lascia però in eredità l’assunzione di 24 addetti alla disinfestazione, incrementando così il personale che combatte sul campo questa battaglia: «Ma è una cifra insufficiente, ci vorrebbero settante persone, per cui servono risorse e l’unica che le può mettere in campo è la Regione. Se questa situazione perdura, anche l’economia del nostro territorio ne può risentire e il potenziale turistico che sta esprimendo può essere perso in fretta». La convinzione di Battista Ghisu è che serva «un’unità di progetto che coinvolga università, agenzie regionali, comuni e privati e che sia disposta a intervenire senza troppe remore con regole e modi che riterrà opportuni e che devono essere rispettate. Ritenere che la Provincia possa farcela da sola è quanto di più sbagliato si possa pensare. Oltre alla conformazione del territorio che favorisce la presenza delle zanzare, ci sono situazioni di cui sono responsabili i privati cittadini, per cui è anche verso di loro che bisogna agire. La questione delle risaie è la più lampante, ma non si dimentichi che i sindaci, oltre che gli onori della carica che ricoprono, devono assumersi anche gli oneri e devono fare rispettare le ordinanze sulle fasce di rispetto o devono scriverle in maniera che sia chiara sempre qual è la distanza che certe colture devono mantenere dal centro abitato».

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