Disordini in carcere dopo il trasferimento di ottanta detenuti. Appiccato anche un incendio
Lampade e arredi danneggiati e celle allagate. Agenti di polizia penitenziaria in difficoltà
Oristano Le mura del carcere di Massama, a Oristano, tornano a tremare. Quella che doveva essere una tranquilla domenica pomeriggio, il 4 gennaio scorso, si è trasformata in poche ore in un teatro di guerriglia. La notizia, trapelata solo oggi, delinea un quadro di tensione altissima che va ben oltre la cronaca di un disordine passeggero. Tutto sarebbe iniziato intorno alle 15. Un gruppo di detenuti avrebbe preso il controllo di un’area dell'istituto dando vita a una protesta violenta: vengono distrutte le cassette degli idranti, trasformando i corridoi in fiumi d’acqua, e vengono mandate in frantumi le lampade, lasciando le sezioni nel buio o sotto luci spettrali. Per impedire l’intervento delle guardie, davanti ai cancelli viene appiccato un fuoco. Nonostante l'organico ridotto ai minimi termini, gli agenti della polizia penitenziaria sono riusciti, con non poca fatica, a riportare la situazione sotto controllo.
Secondo il sindacato Osapp, quello di Oristano è l’ennesimo campanello d'allarme di un sistema che non regge più. Il segretario generale Leo Beneduci parla chiaramente di una gestione insostenibile, legata alla carenza pesante di personale che determina condizioni estreme e rende la sicurezza «ormai un miraggio». A dare una risposta più profonda e inquietante, è il garante dei detenuti di Oristano, Paolo Mocci. Ritiene la rivolta una risposta disperata a una decisione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria basata solo sui numeri e non sulle persone: «Negli ultimi quindici giorni, a Massama sono arrivati ottanta detenuti, quasi tutti provenienti dal Regina Coeli di Roma, nonostante i posti disponibili fossero solo cinquanta. Un trasloco di massa avvenuto con modalità scioccanti». Ancora Paolo Mocci denuncia: «Molti sono stati prelevati dalle loro celle senza il tempo di vestirsi, arrivando in Sardegna con indosso accappatoio e ciabatte. Tra i nuovi arrivati ci sono moltissimi pazienti psichiatrici che in Sardegna non trovano medici e specialisti a sufficienza».
Secondo il garante «Trasferire un detenuto con un processo in corso da Roma a Oristano significa rendergli impossibile vedere l’avvocato o riabbracciare i propri cari». Insomma, per Paolo Mocci, da anni impegnato nella tutela dei diritti delle persone private della libertà, il risultato di questa situazione «è un mix esplosivo: detenuti che chiedono solo di poter tornare vicino alle loro famiglie e ai loro legali, e agenti che si ritrovano a gestire un sovraffollamento improvviso con mezzi insufficienti. L’episodio di Massama non è solo un fatto di cronaca nera, ma il simbolo di una gestione carceraria che, all’alba del 2026, sembra aver smarrito la bussola della dignità e dell'efficienza».
