Abusi subiti e denunce del sacerdote, l’arcivescovo: «La Chiesa non nasconde il fenomeno»
Monsignor Roberto Carboni è il delegato Ces per la tutela dei minori: «I casi vanno segnalati»
Oristano La lettera indirizzata al presidente della Conferenza episcopale, monsignor Antonello Mura, dalla garante regionale per l’infanzia Carla Puligheddu sugli abusi ai minori e alle persone vulnerabili da parte di persone appartenenti al clero, non ha lasciato indifferente la Chiesa sarda. L’arcivescovo di Oristano, monsignor Roberto Carboni, che è il delegato della Conferenza episcopale sarda per la tutela dei minori, ritiene alcuni passaggi di quella lettera meritevoli di un maggiore approfondimento.
«In primo luogo – precisa monsignor Carboni – è necessario, senza sminuire la gravità del problema, riconoscere per amore di verità e con onestà il cammino fatto dalla Chiesa sarda riguardo al tema della tutela dei minori in ambito ecclesiale in questi ultimi anni, specialmente in seguito all’approvazione da parte della Cei delle linee guida sulla materia. Un impegno notevole, che ha coinvolto le comunità cristiane, i presbiteri, il seminario regionale, i religiosi, i formatori, i catechisti e altri educatori, attraverso incontri di formazione e informazione, di approfondimenti e lezioni con esperti che hanno coinvolto i responsabili dei centri diocesani e regionali».
«È opportuno – prosegue –, per avere un quadro informativo completo, segnalare accanto alle fatiche e lentezze che pure esistono, ciò che è già in atto nelle diocesi sarde in riferimento al tema della tutela dei minori». In tutte le diocesi sarde, viene precisato, esistono servizi per la tutela, all’interno dei quali operano figure con competenze specifiche, quali psicologi, specialisti del diritto e della consulenza familiare, pedagogisti.
«Sono presenti tre centri di ascolto attivi, localizzati al nord, al centro e nel sud Sardegna – prosegue il presule –. Ognuno di essi è dotato di un numero telefonico dedicato e una mail, con luogo per l’accoglienza con caratteristiche di rispetto della privacy e di facile accessibilità, che permette a quanti lo desiderano di mettersi in contatto, segnalare eventuali abusi presenti o del passato, ricevere ascolto, attenzione, consiglio e quando necessario sostegno nella decisione di denunciare alle autorità competenti».
La chiesa non nasconde il fenomeno degli abusi, ma, specifica l’arcivescovo «Per intervenire ha bisogno di sapere dove si sono verificati o si verificano». Denunciarli è fondamentale perché possano essere adottati provvedimenti nei confronti dell’autore. E questo può essere fatto anche attraverso le informazioni contenute nei siti web delle diocesi. «È evidente che se vi fossero segnalazioni alle istituzioni civili dove fossero coinvolti membri del clero o della comunità ecclesiale – sottolinea – queste sarebbero state comunicate alle Autorità ecclesiali preposte, cosa che in realtà recentemente non è avvenuta. Dunque non si nega a priori un dato né i dati segnalati ma si chiede una maggiore chiarezza riguardo alle fonti e alle procedute di raccolta in chi le offre».
Relativamente alle denunce, monsignor Carboni, cita ancora le linee guida della Cei e precisamente il punto 5.5,: “Non può essere tollerato nessun clima di complice o omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali verso minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, che ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa”.
Tuttavia, per un’azione rapida ed efficace, viene ribadito ancora una volta, è importante la collaborazione tra istituzioni. «Collaborazione – conclude monsignor Carboni – che si sta avviando con l’elaborazione di protocolli d’intesa, tra diocesi e istituzioni, con l’apporto qualificato del Centro regionale tutela dei minori della Chiesa sarda, finalizzati all’informazione, allo scambio di dati, alla condivisione di buone prassi in relazione al problema degli abusi». La Chiesa sarda non ignora il problema degli abusi, per prevenirli ha istituito otto servizi territoriali diocesani. Infine, dalla sua istituzione a oggi, il centro di ascolto della diocesi di Oristano-Terralba, viene precisato, non ha ricevuto alcuna segnalazione o denuncia relativa a casi di abuso, eccetto quello noto e riportato anche dalla stampa.
