La Nuova Sardegna

Oristano
Decreto Abodi

Sedilo rivendica la supremazia dell’Ardia, il sindaco: «Non è una giostra di carnevale»

di Alessandro Mele

	L'Ardia di Sedilo (foto di Massimo Locci)
L'Ardia di Sedilo (foto di Massimo Locci)

Salvatore Pes: «Stop agli abbinamenti innaturali con la Sartiglia o Sa carrela ‘e nanti»

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Sedilo Nel marasma generato dalle nuove regole di sicurezza imposte dal decreto Abodi per le manifestazioni cavalleresche, c’è chi tende a sottolineare che tra eventi diversi esistono diverse differenze sostanziali. È il caso del sindaco di Sedilo, Salvatore Pes che con un sussulto di orgoglio rivendica l’importanza storica e culturale dell’Ardia e tuona: «Non è carnevale».

L’intervento è chiaro: «Il decreto Abodi è diventato una specie di frullatore che coagula le più disparate interpretazioni e coinvolge, nell’agone dialettico, una moltitudine di attori con sapienze giuridiche, organizzative e identitarie – afferma –. Sembra di assistere all’esecuzione di un’opera buffa dove gli attori interessati, con grande confusione di idee, cercano di evitare o di deviare la mela avvelenata. I Comuni interessati a queste manifestazioni tirano fuori i più svariati concetti sulla tradizione rispolverando “su connotu”, fatti e antefatti su ciò che è stato ed impensabile variare, mischiano in modo acritico, appiattendole, tutte le tradizioni, quelle sacre e quelle profane in una sorta di giovedì grasso e di venerdì santo».

Poi una chiara presa di posizione: «Come amministrazione comunale siamo rimasti particolarmente e negativamente colpiti dall’abbinamento irrispettoso dell’Ardia di San Costantino alle varie manifestazioni carnevalesche, tra tutte la Sartiglia o Sa carrela ’e nanti. Un abbinamento innaturale – dice Pes – che nega l’evidenza storica e la palese diversità della nostra Ardia rispetto alle altre manifestazioni che vedono coinvolti cavalli e cavalieri. L’ Ardia (ma più in generale tutte le Ardie) e non siamo solo noi a dirlo, è un unicum nel panorama sardo. L’Ardia non è solo dei sedilesi ma appartiene al patrimonio culturale immateriale di tutta la Sardegna, è un atto incontestabile di vera fede (come affermava anche padre Manzella) dove cavallo e cavaliere si abbinano in un unico ideale, un valore identitario da salvaguardare e non da snaturare, un rito dove forma e sostanza non possono essere modificate». «Chiediamo alle istituzioni coinvolte, ma più in generale a tutti – conclude –, maggiore rispetto della verità storica della nostra Ardia».

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