La Nuova Sardegna

Oristano

Emergenza carceri

Carcere al collasso: personale dimezzato e assistenza a rischio. È allarme sicurezza

di Caterina Cossu
Carcere al collasso: personale dimezzato e assistenza a rischio. È allarme sicurezza

Giorni fa l’ultimo episodio di protesta con un incendio in cella. C’è preoccupazione per i turni di ferie estivi

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Oristano Una carenza di organico che fa venire i brividi: «Si stima che il carcere di Massama abbia bisogno almeno del doppio del personale. La situazione all’interno del penitenziario di Oristano attualmente non garantisce molti dei diritti fondamentali, come denunciato più volte. Per esempio, continua a mancare il costante presidio medico, la notte non è proprio presente. La situazione è molto preoccupante». L’avvocato Paolo Mocci è il garante comunale per i diritti dei detenuti. Per lui, l’ultima forma di protesta messa in atto dai detenuti è solo l’ennesima di un lungo elenco giornaliero.

Due detenuti giorni fa hanno appiccato un incendio, prima bruciando della carta. Poi sono passati alle lenzuola e infine al letto. Dove hanno trovato il materasso di gommapiuma e le lenzuola ignifughe, dunque hanno ottenuto come risultato una pericolosa intossicazione, oltre che a un caos e attimi di tensione. «C’è una carenza di organico certamente strutturale – conferma il segretario nazionale Consipe, Roberto Melis –. Episodi come questo sono purtroppo all’ordine del giorno e rafforzano quel che denunciamo da tempo: la situazione delle carceri in Sardegna è esplosiva». I concorsi nazionali intanto hanno lasciato a casa tra le 300 e le 400 poliziotte idonee: «Ne vengono fatti degli altri, con la motivazione di genere – continua Melis –. Ci sono però tanti altri ruoli che le donne possono svolgere in un carcere maschile, come i piantonamenti in ospedale, la portineria, i varchi di accesso, le traduzioni, i ruoli di ufficio».

In questo modo, anche a Massama «i turni non sono mai da 8 ore, ma si va anche a 11 o 12 ore di fila. E ora con le ferie pasquali ma soprattutto estive si creerà un problema enorme nello stabilire i turni. C’è molta preoccupazione» racconta ancora Melis. Gli stessi problemi coinvolgono il personale sanitario, che non ha adeguati spazi per il riposo o si trova costantemente sotto organico. Riprende l’avvocato Mocci, dal fronte dietro le sbarre: «I detenuti non ricevono la prima visita all’arrivo, a volte anche a distanza di giorni. Non la ricevono quando tornano dai permessi, e talvolta è successo che avessero assunto sostanze fuori dal carcere, quindi si sono creati episodi di difficile gestione in carcere. Quando escono e rientrano poi, avrebbero avere diritto a una “zona di decompressione”, invece vengono catapultati nuovamente nella realtà carceraria, con tante difficoltà per le interazioni tra detenuti e con il personale di polizia».

Il problema maggiore è rappresentato da una particolare categoria di detenuti: «È stato fatto tanto clamore sul 41-bis ma sono i detenuti psichiatrici che ci mettono davvero in difficoltà – descrive Melis –. Non abbiamo la preparazione specifica che serve per rapportarsi con loro, spesso ci ritroviamo in situazioni limite». Per Mocci, «il carcere non gli garantisce nemmeno il doppio binario dello scontare la pena, unito a un programma di cura e reinserimento sociale». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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