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Oristano

Consiglio comunale

Il pasto della mensa a scuola costa meno di 5 euro, il dubbio: «Cosa mangiano i bambini?» – Lo scontro politico

di Caterina Cossu
Il pasto della mensa a scuola costa meno di 5 euro, il dubbio: «Cosa mangiano i bambini?» – Lo scontro politico

Bando per la ristorazione, il centrosinistra chiede chiarimenti sul ribasso d’asta: «Fondamentale garantire standard di salute e freschezza degli alimenti»

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Oristano Il caso mense arriva in consiglio comunale e diventa subito terreno di scontro politico. Il centrosinistra, con prima firmataria la consigliera Pd Carla Della Volpe, ha presentato un’interpellanza sul bando per la ristorazione scolastica, ponendo un interrogativo circostanziato sull’equilibrio tra risparmio economico e qualità del servizio destinato a bambini e famiglie. Nel documento si parte da un punto fermo: la mensa non è un servizio qualsiasi, ma «un elemento essenziale per garantire il diritto all’istruzione, sostenere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie, promuovere l’educazione alimentare e il benessere psico-fisico dei bambini fin dalla prima infanzia».

Il bando per la ristorazione scolastica

L’interpellanza va avanti e non cita direttamente la società aggiudicataria – la Serenissima Ristorazione, già assegnataria del precedente bando –, ma il fatto che il servizio è stato affidato con un ribasso del 16,67 per cento su un appalto da oltre 4,5 milioni di euro. Ed è proprio questo il punto critico. Scrivono i consiglieri dell’ala mancina del consiglio comunale: «L'entità del ribasso offerto appare particolarmente marcata, sollevando dubbi sulla reale capacità di mantenere margini operativi sufficienti per investimenti migliorativi e per garantire la qualità».

Quanto costa un pasto

Cosa mangerebbero, dunque, davvero i bambini della scuole di Oristano, è il primo interrogativo. Tradotto nei numeri quotidiani, il dato pesa ancora di più: il capitolato, infatti, prevedeva circa 6 euro a pasto, ma con il ribasso si scende sotto i 5 euro per bambino. E qui si apre la domanda politica più forte: «Tolti i costi del personale, del trasporto e della gestione, quanto resta davvero per le materie prime? Quanto può costare, in concreto, il pasto servito agli alunni?». Nel mirino finisce anche il meccanismo di gara. L’interpellanza sottolinea che «l’adozione di formule matematiche per la valutazione dell’offerta economica può influenzare pesantemente l’esito di una gara, rischiando talvolta di appiattire il peso della qualità tecnica a favore del solo risparmio economico».

Dubbi sulla qualità

Un rilievo che trova riscontro anche nella giurisprudenza. Il Consiglio di Stato ha chiarito più volte negli ultimi anni che nelle gare basate sull’offerta economicamente più vantaggiosa le formule non sono neutre e devono essere costruite in modo da evitare che il prezzo prevalga sulla qualità, salvaguardando il corretto equilibrio tra i due elementi. In sostanza, le stazioni appaltanti possono introdurre meccanismi che limitino ribassi eccessivi per tutelare il livello del servizio. È esattamente questo il punto politico sollevato dal centrosinistra, che richiama il principio generale: «L’obiettivo primario dell’amministrazione deve essere la garanzia di un servizio di ristorazione che coniughi sostenibilità, efficienza e standard qualitativi elevati». Da qui le richieste rivolte al sindaco Massimiliano Sanna e all’assessore Simone Prevete. La prima riguarda i controlli: come verrà verificato che la ditta realizzi davvero «gli investimenti e le migliorie promessi», considerando che «il forte ribasso riduce drasticamente i margini economici necessari per interventi extra-capitolato o per fronteggiare l'incremento dei costi delle materie prime». La seconda guarda al futuro, chiedendo se non sia il caso di «rivedere i disciplinari di gara, aumentando il peso del punteggio tecnico, la qualità, rispetto a quello economico».

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