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Oristano

Ambiente

No al metanodotto: riparte la mobilitazione dei comitati

di Michela Cuccu
No al metanodotto: riparte la mobilitazione dei comitati

La protesta si organizza contro gli espropri e le servitù: entro il 14 giugno ci sono da inviare le osservazioni alla Regione

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i Michela Cuccu Oristano Il futuro energetico della Sardegna entra in una fase decisiva, riaccendendo il confronto tra strategie istituzionali e comitati territoriali. Mercoledì alle 18.30, la sede della Soms, in via Solferino, ospiterà un’assemblea pubblica sul metanodotto Centro-Sud. L’incontro, che vede la partecipazione di sigle come Recommon, M.A.O. (Movimento antifascista oristanese), il comitato No Gasdotto Sardegna e l’Isde (Medici per l’Ambiente), arriva in un momento cruciale di un iter rimasto a lungo lontano dai riflettori della cronaca locale. Domenica 14 giugno scadrà il termine per presentare le osservazioni formali contro espropri e servitù avviati nei giorni scorsi, cogliendo di sorpresa molti proprietari terrieri a causa di comunicazioni rimaste prevalentemente confinate ai canali ufficiali della Regione. L’incontro di Oristano offrirà supporto legale ai proprietari dei terreni. I comitati approfondiranno alcuni nodi controversi: perché la valutazione del rigassificatore è slegata dal metanodotto e perché l’analisi costi-benefici è affidata alla stessa Snam che è committente del progetto. Durante l’evento nterverranno Paola Matova (Recommon), Edoardo Lai (M.A.O.) e Domenico Scanu (ISDE) per assistere i cittadini nella stesura delle osservazioni da inviare. La metanizzazione dell’isola è considerata dalla Regione il passaggio intermedio indispensabile per garantire la transizione dal carbone alle rinnovabili, utile a riconvertire le grandi termocentrali di Macchiareddu e Portovesme per servire le industrie del Sud, ma non piace a tutti. La visione è infatti contestata da tecnici e associazioni che già nel 2025 avevano sollevato il caso. L’associazione Fimser (tecnici e imprenditori delle rinnovabili) nel corso di un convegno tenuto proprio a Oristano, al teatro San Martino, espresse allora forti perplessità sul mega-investimento da 2 miliardi e 250 milioni di euro guidato da Enura Spa (Snam Spa al 55 per cento e Società Gasdotti Italiani). Il presidente Michele Pisu e il vice Arnaldo Melissa avevano contrappposto alla linea ufficiale uno studio scientifico delle università di Cagliari, Milano e Padova, secondo cui la Sardegna potrebbe rendersi indipendente dai fossili tramite rinnovabili e sistemi di accumulo. Roberto Schirru (Bentusoliana Energie) fece a sua volta notare uno squilibrio nel dibattito, già all’epoca, molto acceso sulla transizione energetica: «Non si capisce perché per soli 30 chilometri di Tyrrhenian Link siano nate manifestazioni eclatanti e per 150 chilometri di metanodotto tutto tace» aveva dichiarato. Durante il convegno dello scorso novenbre venne reso noto come, su 150 chilometri totali, l’opera occuperà 30 chilometri nella provincia di Oristano, toccando cinque comuni: Santa Giusta, Palmas Arborea, Marrubiu, Uras e Mogoro. L’analisi presentata dalla Fimser sul piano dei lavori prevedeva 24 mesi di cantieri aperti per scavi e stoccaggio materiali. Mille i lotti privati coinvolti, con vincoli di inedificabilità tra 27 e 40 metri. Un’area totale di servitù pari a 546 ettari. Nella relazione della Via sono12 i punti a rischio archeologico alto: i complessi storici a Mogoro, Marrubiu e Santa Giusta, oltre a mille siti archeologici e il Parco del Monte Arci e la laguna di Santa Gilla. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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