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Oristano

La testimonianza

Odissea al pronto soccorso: due giorni per una diagnosi – Il racconto

di Caterina Cossu
Odissea al pronto soccorso: due giorni per una diagnosi – Il racconto

L’Asl comunica i dati delle emergenze: in diminuzione i codici verdi, +77 per cento per i rossi.

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Oristano È arrivata al Pronto soccorso del San Martino nella mattinata di lunedì con forti dolori addominali. Ne è uscita soltanto il giorno dopo, a seguito di una lunga attesa durata fino a tarda sera per l’ultima tac, una notte trascorsa in ospedale e un percorso diagnostico concluso solo in parte. Protagonista della vicenda è una donna di 73 anni, originaria del Macomerese, il cui caso riaccende i riflettori sui tempi di attesa del reparto di Emergenza-Urgenza dell’ospedale oristanese.

Il caso Accompagnata dai familiari, la donna è stata presa in carico al triage con un codice verde. Secondo quanto riferito dai parenti, prima della visita medica sono trascorse quasi quindici ore: l’ingresso risale alla mattina di lunedì 3 agosto, mentre il medico l’ha visitata soltanto intorno alle tre della notte successiva. La settantatreenne, diabetica, all’arrivo aveva una glicemia di circa 220 milligrammi per decilitro e i familiari raccontano che il valore sarebbe stato ricontrollato soltanto al momento della visita, a notte fonda. Gli accertamenti hanno poi orientato i medici verso una patologia che necessitava di un esame ecografico approfondito. L’ecografia, però, non è stata eseguita durante la notte. Secondo ancora quanto riferito dai parenti, l’apparecchiatura disponibile al Pronto soccorso non era idonea all’esame necessario e il servizio di Radiologia, dove si trova il macchinario più avanzato, non era operativo in quelle ore. L’indagine specialistica è stata quindi rinviata alla tarda mattinata di ieri e solo allora è arrivata la conferma della diagnosi medica iniziale e dell’indicazione all’intervento chirurgico. Nel pomeriggio di ieri la donna era ancora ricoverata in attesa di completare il percorso diagnostico con una Tac.

La replica La vicenda si è verificata in una giornata particolarmente difficile per il Pronto soccorso del San Martino. Il monitor regionale sui tempi di attesa ha infatti registrato, nel corso di lunedì, un progressivo aumento delle attese fino a indicare un tempo massimo di 15 ore e 17 minuti per i pazienti con codice verde, mentre diversi utenti risultavano ancora in attesa di visita. La Asl 5, però, invita a leggere quei numeri nel contesto dell’attività complessiva del reparto. «Nel mese di luglio gli accessi al Pronto soccorso sono stati 2.371, il 7 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno» spiega il direttore sanitario Roberto Irde. Il calo riguarda soprattutto i codici meno urgenti: i verdi sono diminuiti del 20 per cento e i bianchi del 64 per cento. A crescere, invece, sono stati i pazienti con condizioni più serie: i codici rossi sono aumentati del 77 per cento, mentre i codici maggiori, arancioni e azzurri, del 14 per cento. «È proprio questa impennata dei codici maggiori, associata ad alcune problematiche nel completamento degli organici e, in alcuni giorni, al numero complessivo dei medici in servizio, ad aver determinato i rallentamenti nella gestione dei pazienti con codici minori – osserva Irde –. L’impegno dei sanitari è evidentemente quello di privilegiare la gestione dei casi più gravi». Il direttore sanitario precisa inoltre che nei primi due giorni di agosto gli accessi sono stati 137, sostanzialmente in linea con quelli registrati nello stesso periodo del 2025. L’appello L’Asl raccomanda dunque di utilizzare il Pronto soccorso solo nei casi di effettiva urgenza. «Ancor più in queste settimane estive, con la presenza di molti turisti in provincia, invitiamo i cittadini a rivolgersi al Pronto soccorso soltanto in caso di patologie gravi e urgenti» incalza il direttore del presidio ospedaliero Stefano Madeddu. Irde richiama poi l’utilizzo del 116117, il numero unico dedicato all’assistenza sanitaria non urgente. «Gli operatori sono in grado di indirizzare il paziente verso il percorso più appropriato, compresa l’attivazione del 118 quando necessario – specifica –. Molti problemi possono essere affrontati attraverso i medici di medicina generale o la continuità assistenziale, evitando così di congestionare il presidio d’urgenza». La direttrice generale Grazia Cattina sottolinea infine l’impegno dell’azienda nel garantire la copertura della medicina territoriale attraverso medici di famiglia, Ascot e guardie mediche. «Limitando gli accessi non urgenti al Pronto soccorso, medici e operatori possono dedicare più tempo ai casi particolarmente gravi. Il buon servizio offerto da ogni Pronto soccorso dipende anche da tutti noi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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