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Pronto soccorso al collasso, è scontro tra Ordine dei medici, Asl e Regione: cosa sta succedendo

Pronto soccorso al collasso, è scontro tra Ordine dei medici, Asl e Regione: cosa sta succedendo

Situazione da “bollino rosso” al San Martino di Oristano

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Oristano Il Pronto soccorso dell’ospedale San Martino è al collasso. A denunciare la drammatica realtà è Antonio Sulis, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Oristano. Non un’emergenza isolata, ma il sintomo di una gestione sanitaria regionale profondamente carente. «La riduzione dei medici disponibili, i pensionamenti e le difficoltà di copertura erano fenomeni prevedibili e richiedevano una programmazione anticipata» attacca Sulis, evidenziando come la mancanza di una strategia di lungo periodo stia ora presentando un conto salatissimo.

Il quadro descritto dall’Ordine è da “bollino rosso”: tempi di attesa che superano le 18 ore, Medicina interna che dimezza i posti letto – da 60 a 30 per la carenza di personale – e il fenomeno del boarding, con pazienti costretti a permanere giorni sulle barelle. Una pressione insostenibile in cui, denuncia Sulis, «un solo medico non può trovarsi a dover affrontare contemporaneamente due o tre codici rossi e, nello stesso momento, anche quindici codici arancioni». Sulis punta l'indice contro le risposte tampone della Regione: «Non è sufficiente intervenire quando il singolo servizio è già prossimo al collasso, né è possibile risolvere una carenza strutturale spostando precariamente i pochi professionisti disponibili da una struttura all'altra». Nemmeno i massicci incentivi economici – fino a 140 euro l’ora – sono riusciti a coprire i turni. «Occorre verificare se alla difficoltà di reperimento contribuiscano vincoli contrattuali con il precedente gestore privato». Senza filtro sul territorio, la pressione si riversa tutta sul Pronto soccorso del San Martino. Inoltre, lo stallo sul nuovo accordo integrativo regionale impedisce di rendere appetibili gli incarichi nelle sedi carenti. Per Sulis occorre l’istituzione di una cabina di regia regionale permanente. «La Sardegna dispone oggi di risorse insufficienti – conclude –. Non è più sufficiente rincorrere le emergenze. Oristano sta pagando la crisi dell’emergenza ospedaliera e dell’assistenza territoriale». (Michela Cuccu)

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