Fois: «Censura da inquisizione»
Paolo Merlini
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Marcello Fois ha difeso gli scrittori che firmarono lappello e per questo è diventato autore indesiderato L'autore nuorese è finito all'indice per aver difeso i colleghi Carlotto: «Nelle biblioteche venete siamo spariti da tempo»
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All'inizio sembrava una delle tante boutade ricorrenti nelle regioni governate saldamente da Lega e Pdl da parte di politici locali in cerca di visibilità. L'obiettivo era punire gli scrittori che nel 2004 firmarono l'appello per la liberazione di Cesare Battisti, quando fu arrestato su richiesta del governo italiano dopo aver trascorso 14 anni in Francia come rifugiato politico. Ma dall'invito dell'assessore alla Cultura della provincia di Venezia, Raffaele Speranzon, a eliminare dalle biblioteche i libri di quegli autori, si è passati alla proposta dell'assessore regionale alla Cultura del Veneto, Elena Donazzan, di bandirli dalle scuole; poi, in un rapido crescendo, nell'elenco degli autori "diseducativi" è finito anche chi l'appello pro Battisti non l'aveva firmato, e neppure lo condivideva, ma che aveva denunciato l'assurda censura verso i propri colleghi: nomi da poco come Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, e i "nostri" Marcello Fois e Michela Murgia. Quest'ultima nella paradossale situazione di vincitrice del Campiello, premio assegnato a Venezia: rischia di essere messa al bando proprio nella regione dove è stata celebrata pochi mesi fa. Ma esiste davvero, a parte l'elenco dei firmatari dell'appello che il quotidiano Libero ha di recente pubblicato, una lista più ampia di scrittori indesiderati? Sì, secondo Repubblica, che giovedì ha pubblicato un breve elenco degli «scrittori contrari alla censura e perciò messi al bando», dove troviamo, accanto ai già citati Camilleri, Lucarelli, Fois e Murgia, anche Simona Vinci e Mariolina Venezia. E Roberto Saviano, messo al bando per la polemica con il ministro Maroni durante la trasmissione «Vieni via con me». «Non potevo ricevere un regalo più bello per il mio compleanno - dice Fois, che ieri ha compiuto 51 anni - quale essere incluso in una lista di cattivi». Ma come c'è finito? «È già una settimana che in Rete discutiamo di questo caso. A suo tempo non firmai l'appello per Battisti, e non lo farei neppure oggi, ma non significa che chi lo firmò debba finire in una lista nera. Ho detto pubblicamente che di fronte a un simile sopruso deve mobilitarsi a maggior ragione chi fa parte della lista bianca. Su ciò ho una posizione integralista: i libri non si toccano. Solo l'inquisizione l'ha pensata diversamente, o il nazismo. E ritengo paradossale una crociata che definisce diseducativi certi autori nel momento in cui il premier, della stessa maggioranza, è indagato per prostituzione minorile». Da Fois a Massimo Carlotto, che fa parte della lista, come dire?, più nera del nero, perché firmò l'appello e continua a sostenere che Battisti ha diritto a un processo che lo veda presente, e non a una condanna in contumacia. «È diventata eclatante una censura che accade da tempo - dice - visto che ora riguarda anche autori come Saviano, Giannantonio Stella, Marco Paolini, ormai invisi alla Lega. Dalle biblioteche spariscono anche autori che non hanno firmato l'appello per Battisti. Io sono sparito da quando pubblicai il romanzo "Nord Est". Adesso viene fuori con chiarezza come la destra veneta intende operare. L'assessore Donazzan ha imposto a tutte le famiglie la Bibbia, ora vorrebbe farlo anche con le scuole. Il caso Battisti ha avuto un impatto mediatico gigantesco e dunque è facile utilizzarlo da chi cerca visibilità, non a caso tutto nasce nel Pdl, in netta minoranza rispetto alla Lega. Il compattamento su questi temi è immediato, così scatta la censura del dissenso, vista come un atto naturale. E dalle liste di libri che le biblioteche richiedono ai sindaci spariscono gli autori indesiderati. È una destra diversa da quella che c'è in altre parti del Nord: questa è Vandea pura».
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