La Nuova Sardegna

Costa Smeralda, è battaglia per il Consorzio

Guido Piga
Costa Smeralda, è battaglia per il Consorzio

Sabato il nuovo cda. I piccoli proprietari contro l'attuale presidente

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 PORTO CERVO. Liti da condominio. Da quando il giudice l'ha definito così, appunto un condominio, il Consorzio Costa Smeralda è stato dilaniato da lotte interne. Delle ultime, si sta occupando la magistratura. Ma ce n'è una che riappare a ogni scadenza del consiglio d'amministrazione. Quello attuale sarà rinnovato il 30 luglio e, puntuale, è in corso una battaglia tra il socio di maggioranza (Colony Capital) e i piccoli e grandi proprietari di Porto Cervo. La loro associazione, Apics, aveva in passato contestato la gestione targata Barrack. Proprio a cominciare dalla governance del Consorzio: i piccoli chiedevano di avere un posto nel cda, Colony Capital gliel'aveva sempre negato. Pesavano (e pesano) i diritti di voto, che danno alla società proprietaria degli alberghi un potere enorme.  «Ma il Consorzio non è un semplice condominio» sintetizzano dall'Apics. E' ovviamente molto di più: è il cuore di un investimento che, 50 anni fa, ha cambiato la società gallurese (e sarda). E dunque, in nome della filosofia di quel progetto, l'Apics, che rappresenta il 70 per cento dei consorziati, torna a chiedere di avere un ruolo nel consiglio di amministrazione per «fermare il declino della Costa Smeralda».  Con un documento, l'associazione dei proprietari chiede che il cda venga allargato: da cinque a sette consiglieri. «Chiediamo di avere tre consiglieri» dice l'Apics. La maggioranza resterebbe dunque a Colony Capital, ma i piccoli potrebbero esercitare un maggiore controllo sulle scelte "condominiali".  I nomi dei candidati non ci sono. L'associazione farà una preassemblea, convocata per giovedì alle 18,30 all'Hotel Ginestre. «Lì ufficializzeremo la nostra proposta ed eleggeremo i tre nostri rappresentanti» dice un portavoce.  E' chiaro che l'Apics sta proponendo un patto a Colony Capital: una gestione più collegiale del Consorzio eliminerebbe molte tensioni. Quelle che, negli ultimi anni, hanno minato l'immagine della Costa Smeralda. Inchieste giudiziare a parte (compreso il no del Tar all'ampliamento degli alberghi), l'Apics contesta la presidenza di Renzo Persico, in sella dal 2003. «La ventilata conferma dell'attuale presidente è problematica e sintomo di una totale manca di conoscenza dei molti problemi - è scritto nel documento -. La mala gestione del Consorzio, ad esempio con il comitato di architettura ignorato o male informato sull'ampliamento degli alberghi, e la strumentalizzazione nel feroce e scomposto attacco nei confronti del direttore Salvo Manca, rendono la conferma del presidente improponibile».  La posizione dell'Apics è netta: i piccoli proprietari stanno con Manca. «Due indagini interne, svolte dai legali del Consorzio, parlano chiaro e indicano precise responsabilità di cui il presidente sembra non tener conto».  Che cosa farà Colony Capital? Accoglierà le richieste dell'Apics e inaugurerà una nuova stagione? Oppure andrà allo scontro muscolare? Il 30 luglio la risposta arriverà dall'assemblea dei consorziati.
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