Valentina: ricordo solo che siamo finiti in acqua
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OLBIA. Quello della scomparsa di Giuseppe Nanula è un giallo. Il mare restituisce sempre i corpi che porta con sé, dicono i pescatori. Eppure, da quel giorno, il 30 marzo del 2011, quello del marinaio della guardia costiera in servizio a Olbia non è mai emerso dall'abisso in cui è finito. Tutto ciò ha alimentato una serie di domande: che cosa è successo? perché non ci sono testimoni? L'unica che avrebbe potuto dire qualcosa è Valentina Muscarnera. Ma lei ricorda poco. Quello che doveva dire l'ha detto subito: forse abbiamo urtato con il gommone uno scoglio, siamo finiti in mare, abbiamo nuotato per un po' insieme, poi ci siamo allontanati e non ho più visto Giuseppe. Niente di più, fare le indagini è stato (ed è) assai complicato. Anche perché quel giorno le condizioni meteo non erano certo proibitive. C'era stato un accenno di pioggia nel primo pomeriggio. Ma il mare era calmo. Nanula e Muscarnera erano usciti con il gommone della guardia costiera per perlustrare le acque dell'area marina di Tavolara. Un'operazione di routine. Intorno a mezzogiorno, secondo il racconto della ragazza, c'era stato l'incidente. Il gommone, forse a causa di un violento colpo, li aveva sbalzati in acqua. Secondo la ricostruzione dei fatti, non avevano il giubbotto salvagente. Un'anomalia. Si erano trovati così a dover lottare con il mare, con le correnti forti che spingevano loro lontano dalla riva. Un'impresa dura, tenersi a galla. L'acqua era fredda, molto fredda. Valentina aveva resistito, era quasi al limite quando un peschereccio l'aveva soccorsa. Di Giuseppe, nessuna traccia. La speranza dei soccorritori era che avesse trovato la salvezza in qualche scoglio, o che fosse riuscito a raggiungere la riva. Nessuno pensava che avrebbe potuto resistere in acqua per molte ore. Purtroppo, non era stato trovato né nell'immediatezza dell'incidente né nei lunghi giorni successivi. Le speranze che fosse in vita erano ridottissime e gli avvistamenti, poi mai confermati, hanno solo allungato l'illusione dei familiari (e della ragazza, di Arzachena) di riabbracciarlo. (g.pi.)
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