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Federica ricercatrice di verità, scopre bugie in tempo reale

Federica ricercatrice di verità, scopre bugie in tempo reale

Cagliaritana, 28 anni, master in giornalismo, a Londra si occupa di fact checking per l’indipendente Full Fact

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Chissà quanto avrebbe da lavorare in questi giorni sentendo i comizi-spot e le strampalate dei politici che - nelle piazze e in tivù - promettono un Bengodi senza tasse e posti di lavoro a milionate mentre l'Italia vive la stagione più buia dal dopoguerra. Perché lei, Federica Cocco, 28 anni, scuole medie tra il Campidano di Cagliari e il Maryland negli Usa, nei pressi di Washington DC, laurea col massimo dei voti in Politica internazionale e "merit" per il master in Giornalismo a Londra, potrebbe essere considerata una macchina umana della verità. Copy editor a Wired Italia e Wired UK (sezioni europee di quella rivista cult americana unanimemente considerata la Bibbia di Internet), un anno di lavoro a Parigi per un sito di giornalismo investigativo, articoli per il Corriere della Sera, il Times, The Guardian, oggi si occupa di . fact-checking, cioè quel modernissimo metodo di ricerca che radiografa la realtà, fa il check ai fatti e, con autorevolezza scientifica, sbugiarda in tempo reale chi spara dati a casaccio. Nel mirino ci sono ovviamente governanti e imprenditori, economisti ma anche giornalisti che in fatto di precisione - Isole comprese - lasciano molto spesso a desiderare. Federica segue in particolare i temi e le statistiche sull'istruzione e l'immigrazione. Gli altri colleghi – tutti under trenta – si interessano di economia, crimini, sanità.

«Ci occupiamo solo di politica inglese, non estera. Abbiamo legami con gli istituti di statistica e usiamo principalmente fonti istituzionali». Una colossale menzogna che avete smascherato? «Nell'ultima campagna elettorale nel Regno Unito, alcuni conservatori e diversi giornali tabloid a loro collegati sostenevano che l'assistenzialismo era eccessivo, dicevano che – la parola è testuale – c'era un'epidemia di famiglie che vivevano con sussidi dello Stato per centomila sterline al mese. Abbiamo fatto le nostre verifiche accedendo a Freedom of Information e quelle famiglie erano meno delle dita di una mano. Tra l'altro si trattava di nuclei con oltre dieci figli a carico». Un altro scoop? «Su molti giornali si scriveva che, per l'inquinamento, nei mari del Nord erano rimasti solo cento merluzzi. In realtà ce ne sono 42 milioni. Le stime sui cento merluzzi riguardano quelli superiori all'età di 13 anni». Un suo lavoro per Wired? «Mi ero appassionata a come i giovani del Libano e della Siria violavano le censure imposte dai governi su Internet. Era stata un’indagine complicata ma interessantissima».

E l'informazione in Italia? «Non c'è una tradizione di trasparenza e apertura, tanto nel giornalismo quanto nella politica. Una cosa che mi ha sempre colpito è che la parola accountability, che è affidabilità, responsabilizzazione, veridicità, serietà, è pressoché intraducibile. Seguo la politica italiana ma spesso lo trovo quasi impossibile. Non inseguo per esempio le contraddittorie dichiarazioni di Silvio Berlusconi di cui tanto di occupa la stampa anglosassone. Spesso non si può giudicare l'accuratezza delle informazioni che lui dà».

La redazione di Full Fact è in pieno centro a Londra, nei pressi della metropolitana Chancery Lane, rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale e residenza del generale americano Dwigt Eisenhower. Federica Cocco ha una vita metodica assai. Sveglia ogni mattina alle sei e mezzo, segue alla Bbc, fino alle nove, Today programm, una sorta di "Prima pagina" inglese di Rai3 in Italia. Alle 9 è sul posto di lavoro. «Full Fact fa parte di un progetto no partisan. Siamo totalmente indipendenti. Abbiamo un trust con tutti i partiti. E tutti rispettano tutti. La nostra mission è ristabilire la fiducia tra politica e cittadini, tra società e politica. E lo si può fare solo con una comunicazione corretta. Parliamo di politica reale al di là delle ideologie».

E il metodo di lavoro? «Abbiamo una riunione editoriale durante la quale discutiamo le notizie della giornata e poi scriviamo fino alle 17 verificando costantemente le fonti. Fino alle 18 la correzione delle bozze e poi tutti a casa». Con quali distrazioni? «Al cinema o incontro gli amici. Quando posso vado in piscina, certo: non è come nuotare nel mare della costa orientale sarda. Mi piace molto andare al teatro».

Il fact-checking sta ormai diventando sempre più necessario e utile soprattutto per sbugiardare le bufale sui siti web. Sta prendendo piede anche in Italia. Enrico Pozzi, docente di Psicologia sociale alla Sapienza di Roma, con i suoi collaboratori ha coinvolto una community di seimila persone da una rete più ampia di 35 mila utenti on line. «Fino al giorno delle elezioni – ha certificato sul Sole 24 Ore del 10 febbraio Luca Dello Iacovo – sarà impegnata in modo volontario a valutare la veridicità di 5-6 messaggi provenienti, ad esempio, dai profili dei politici su Twitter. Per il fact checking sono efficaci gruppi di interesse che all'interno di un social network siano capaci di agire come sotto intelligenze collettive di analisi, perché il pubblico on line ha fame di verifiche».

Negli Stati Uniti è stato il Washington Post a creare il Truth teller per verificare le dichiarazioni in tempo reale. Le organizzazioni di fact checking americane si chiamano Factcheck.org (indipendente) e Politifact (fa parte di un quotidiano). In Inghilterra esiste anche Channel 4 News Factchek, ma non è indipendente, è di un network televisivo ed è abbastanza di parte. Qualcosa sta succedendo in Italia con un blogger, Paolo Attivissimo, che si schiera con altri fact-checkers come Cicap, Valigia Blu, Polisblog. Differenze di metodo con Full Fact dove lavora Federica Cocco? «Il progetto del Washington Post è un software che converte ciò che sente (tipo discorsi di politici alla tv) e li converte in dati che poi verifica automaticamente. Non solo è un progetto sperimentale, una nuova tecnologia, ma non è un'organizzazione indipendente perché fa parte di un quotidiano. Nel nostro caso la non affiliazione è importante perché noi non ci occupiamo solo di fact checking ma anche di campagne a favore di una stampa che si prende cura di trasmettere informazioni più accurate, e qui c'entra il nostro intervento nella Leveson Inquiry per una campagna che punta a favorire una società civile più informata. L'informazione corretta è la base vera della democrazia, consente di dare giudizi sulla realtà, non sulle fantasie, non sui populismi».

Nata a Cagliari (papà docente universitario, mamma insegnante) Federica Cocco è stata una giramondo dall'età di 3 anni approdando a Bethesda. Elementari - con gli intervalli Oltreoceano - in via Castiglione ("a trenta metri da casa"), scuole medie in via Foscolo ("a 200 metri"), liceo classico Dettori ("sì, quello di Antonio Gramsci") si laurea a Londra con la tesi "L'egemonia gramsciana nella politica internazionale" con Lord Maurice Glasman. «La mia professoressa preferita era Amanda Sackur, esperta di politica africana». All'università diventa rappresentante degli studenti, era Diversity Officer. «Avevo seguito un gruppo di musulmani che si erano lamentati perché la polizia aveva sequestrato loro diversi libri. L'avevamo spuntata». Poi il Giornalismo. E discute una originalissima tesi sui sindacati per le prostitute. Poi il lavoro. «Abbiamo fatto anche del live-fact checking per la Bbc».

Riparliamo un po' di casa nostra. «Non mi va di dare giudizi. In Italia sono una cittadina, non un fact-checker. Tra l'altro in Italia l'informazione, in termini di dati – per esempio il budget, le spese dei vari ministeri per stare al mio campo di indagine – è poco trasparente. Non è rappresentata in forma interpretabile da un cittadino medio. E per me questo è un grande problema. I giornali riferiscono i dati – faccio un esempio – della Confindustria, dei sindacati, del governo: ma non sono mai verificati. Occorrerebbe farlo proprio per rinsaldare i legami tra politica e cittadini. È questa, lo ripeto, la mission di Full-Fact. Verità, niente bugie».

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