A Nuraxinieddu il più anziano Venti in attività a Galtellì

DALL’INVIATO A MOGORO. Pietro Sanna, pensionato, di Torpè, intona su ballittu. Tatanu Ladu, di Sarule, è anche lui un energico signore e agita le funi come fossero la tastiera di una fisarmonica....

DALL’INVIATO A MOGORO. Pietro Sanna, pensionato, di Torpè, intona su ballittu. Tatanu Ladu, di Sarule, è anche lui un energico signore e agita le funi come fossero la tastiera di una fisarmonica. Santino Sechi, ogni domenica e nelle feste e le occasioni che lo richiedono, fa il campanaro a Nuraxinieddu, frazione di 750 abitanti di Oristano. È il campanaro più anziano in attività con i suoi 78 anni: e che sono quelle scale per conquistare il campanile? Ci vuole ben altro per fargli venire il fiatone. E Sisto Manca? Lui l’età se la porta verso i 38, barbiere di mestiere, a Norbello, nell’Alto Oristanese. «Ero chierichetto, vivo sotto il campanile, facevo compagnia al vecchio campanaro e così ho cominciato». Esordio a 12 anni.

Storie di uomini, soprattutto. Ma anche su questo fronte la tradizione si apre: ci sono due ragazzine apprendiste campanare a Ruinas e Lodè. Un mondo carico di suggestione anche se diluito ormai nella vita quotidiana delle piccole comunità dove ogni giorno avanza l’elettronica e il richiamo della messa, per il funerale o il matrimonio o l’incendio arriva dall’amplificazione dei suoni elaborati dai computer.

Ma l’elettronica e la globalizzazione non scoraggiano Peppino Milia. Anzi. «Proprio per salvare un grande patrimonio culturale abbiamo deciso di dare una forma ufficiale a questa passione». Così è nata l’ “Associazione regionale dei suonatori di campane De Sardegna”. Lui, originario di Irgoli ma campanaro di Oniferi, 63 anni, ora pensionato, la presiede da due mandati, 6 anni. Così siamo alla diciassettesima rassegna dei campanari in Sardegna, dopo l’esordio nella chiesa di Sant’Eulalia a Cagliari. Mogoro e Ruinas sono gli appuntamenti di maggiore interesse per i 140 praticanti (perlomeno gli associati) di questa passione nell’isola. Un dispiacere: pochi campanari nel Sassarese. Il centro Sardegna emerge. In testa a tutti Galtellì, venti in esercizio. «Ma attenzione – spiega il presidente Milia –, il nostro non è un mestiere. Quella del campanaro è una funzione sacra e profana: il campanaro era l’orologio del paese, ne scandiva la vita».

Alle 5 del mattino la sveglia dei contadini, alle sette la prima messa, più tardi la messa per i bambini e l’orario per la scuola e così via sino alla sera con l’Ave Maria e il suono del Purgatorio, quando in ogni casa si chiudevano le porte e si andava a letto.

«Ogni campana è una nota, si compongono gli accordi e le armonie. Ogni paese ha la sua caratteristica, ogni campanaro la sua composizione musicale». Continua il concerto s’arrepicu: Salvatore Podda di Galtellì, Salvatore Sanna e Cosimo Capra di Torpè, Franco Putzu e Martino Cossu di Sorgono e tanti altri. (gpm)

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