Educatrice-guerriera che fa del teatro una missione sociale

Valentina Loche, 35 anni di Orani, dalla pedagogia al palco «Troppe crisi e tragedie: così esorcizzo i mali della vita»

ORANI. Professione educatrice. Nelle case private, nei centri d'aggregazione o su un palco. Pur di stare tra la gente. Perché «l'educazione e il teatro mi stimolano molto, mi aiutano a comunicare, a leggere le esigenze e i bisogni dell'altro, a sdrammatizzare situazioni pesanti concentrandomi nella ricerca della soluzione, a trovare ciò che c'è di bello nell'animo degli uomini. Perché sono un'inguaribile ottimista. Mi sforzo di esserlo sempre più anche in questa fase incerta che stanno vivendo l'Italia e la Sardegna», dice Valentina Loche, 35 anni, dna tuttoranese, tra le più popolari attrici del cast de “I Barbariciridicoli”. Sulla scena è una calamita potente, veste technicolor, attira il pubblico a sé come pochi. Col valore aggiunto di un bel sorriso, tra quello solare di Sharon Stone e quello profondo di Penelope Cruz («è la mia attrice preferita»). Vuol suscitare buonumore, come fosse una missione sociale: «Perché giornali e televisioni ci massacrano con stragi e tragedie, spread finanziari e guerre. Così dimentichiamo la bellezza della vita. Col teatro esorcizziamo i malanni quotidiani».

Fino a ieri educava per conto di cooperative sociali, sette anni tra Barbagia, Goceano e Baronia. Oggi lo fa col teatro. Ha tagliato il traguardo di 351 spettacoli davanti al pubblico divertito di Putifigari con "Bingo Bongo e la partita di bolle di sapone", regia di Tino Belloni. Personaggio preferito Eleonora d'Arborea. E, a Oristano, sotto la statua bianca della giudicessa, ha raccontato vita e passioni a partire dalla parodia della statista sarda immortalata dalla storia e dai Codici, Tavole della Legge scritte a bordo Tirso. Titolo "La sag(r)a degli Arborea", testo di Silvana Deidda. «Abbiamo fatto 37 repliche, applichiamo l'ironia e l'umorismo all'insegnamento storico». Educatrice ma anche guerriera. Lo fa con un testo legato a doppia mandata all'attualità, "Marcella", scritto con Belloni. Valentina interpreta il personaggio in tailleur color pesca e camicia lilla. «È un monologo comitragico sulla violenza quotidiana contro le donne e sull'alcolismo, 21 repliche. Credo che col teatro si possa educare davvero davanti a questi due drammi che stiamo vivendo». Eccolo un pensiero dedicato alle donne: «Buongiorno guerriere! Sì, guerriere, perché la vita è una continua lotta. Lottiamo tutti, uomini e donne, le donne hanno le spalle più grandi anche se così non sembrerebbe. Le donne si abbattono più difficilmente, si sa che le donne sono più forti. Ma anche i guerrieri hanno bisogno di incoraggiamento, riposo, stacco. Care guerriere è bene staccare e riposarsi ogni tanto. È bene dedicarsi un po' a se stesse perché in guerra c'è il rischio di cadere». Aggiunge: «Dopo questi spettacoli la gente si ferma a discutere, a commentare, qualche donna mi confida i propri guai. Esaltano così il ruolo pedagogico del teatro, anche di quello comico. Sul frontone di molti teatri non c'è stampata la locuzione latina che invita a correggere i vizi con il sorriso? Anche oggi c'è bisogno di sorridere: per ottenere il rispetto di ogni uomo, della legalità, dei diversi, degli ultimi».

Sul palco avrebbe voluto debuttare già alle elementari nell'edificio intitolato alla medaglia d'oro Pietro Borrotzu. «Interpretavo un clown, un ruolo coinvolgente, ma la recita non andò in porto. E la delusione fu grande». Niente recite neanche alle medie. Il liceo allo scientifico di Nuoro con un «eccezionale professore di vita, Francesco Mariani, il sociologo orunese: più che di religione ci faceva ragionare sulla società contemporanea, droga e carceri, lavoro ed etica, doveri e diritti, ottimo insegnante». Terza di tre figli, mamma Cesarina Pinna casalinga, il padre Antonio minatore nelle cave di talco di Monte Nigheddu e San Francesco, il fratello Giampaolo carabiniere, Pierangelo vigile del fuoco, casa in pieno centro storico (nei pressi c'è l'abitazione del sommo pittore Mario Delitala), Valentina passa quattro regolarissimi anni di università a Sassari, Scienza dell'educazione. Discute la tesi con Fausto Telleri su "L'affidamento familiare e l'affidamento in comunità. Un' indagine nel territorio del Marghine Planargia". Il voto è 110. Le manca la lode ma non la fortuna. Altri anni erano. «Trovo lavoro come educatrice subito dopo la laurea». Educatrice transumante dal 2002 al 2009. Sette anni fra Siniscola e Dorgali, Burgos ed Esporlatu, Onifai, San Teodoro, Orani, Sarule, Ottana, Nule, Bitti. «Ho lavorato con bambini, ragazzi, adulti. Servizi variegati, con obiettivi multipli. Esperienze belle, diverse tra loro. Talvolta difficili, talvolta colorate, talvolta sorprendenti. Diverse realtà proprie del Continente-Sardegna, ogni paese ha un suo carattere marcato, alcune comunità aperte, altre più chiuse, alcune più attive, altre lamentose e scoraggiate, alcune stimolanti, altre rose dall'invidia e perciò provano a bloccare la creatività delle persone. Ma la creatività non va bloccata, va alimentata e curata. Soprattutto nei nostri paesi che si spopolano. Ogni iniziativa dev'essere la benvenuta e incentivata».

Pedagogia e spettacoli. «Ho scoperto la mia creatività grazie al teatro. Ma anche col contatto umano, piccoli o adulti poco importa». Nel 2009 insegna a Nuoro, la materia è "Tecniche di animazione" nei corsi di formazione professionale. «Un anno importante, di crescita ulteriore, perché ti rendi conto della realtà, spesso difficile ma ti stimola a darti da fare». Dopo sette anni un nuovo settore. Decide di cambiare lavoro quando viene assunta da un'agenzia in Barbagia, ruolo di segretaria, ci sta tre anni e mezzo, anche "notaia" delle riunioni del consiglio di amministrazione. Quando succede un colpo di scena. «Una mattina il consiglio al gran completo delibera il mio licenziamento in tronco. Io verbalizzo. E non fiato. Mai mi avevano fatto capire che avrei perso l'impiego. Qualcuno mi stuzzica. Non reagisco. Saluto e ringrazio. E torno al teatro. Che è la mia vita. Mi fa guadagnare». A maggio 2011 sposa Gianni Putzu, informatico a Nuoro. Casa e teatro. Col teatro - dopo il flop alle elementari - aveva iniziato nel 1996 frequentando il primo laboratorio. «Ero timida. Ma mi aveva convinto mio fratello Pierangelo, e poi Tino Belloni sapeva coinvolgere e motivare. Debutto nel 1999 a Orani, piazza Su Postu, sotto la parrocchia di Sant'Andrea, con Manichin Zuzu insieme ad Alessandro Noli, Giorgio Floris, Pierluigi Balvis, Annalisa Lande e Roberta Brundu. Con una rivisitazione satirica della storia biblica della creazione, un brano era intitolato “Malaitta sa mela”. Seguiva un dialogo surreale tra una rana e un elefante, per arrivare alla dissacratoria versione de "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni. Finora 71 repliche».

Vita intensa. Di mattina tra i banchi di scuola, di sera, tre volte la settimana, laboratorio teatrale dalle 20 alle 24. «E da allora non sono più scesa dal palco. Più ci sto e più mi sento a mio agio. Mi sto rendendo conto di quanto bisogno ci sia di teatro. In questa Sardegna di monologanti, si avverte la voglia di stare insieme, il pubblico interagisce con noi, gli spettatori salgono sul palco, oppure siamo noi a scendere fra il pubblico. Mi sembra necessario educare alle emozioni. L'emozione ti dà l'adrenalina che ti serve per spaccare il mondo, per reagire appunto. E dovremmo reagire di più».

Uno spettacolo esaltante è "Skabaretch", cabaret e animazione, personaggi spassosissimi tra La stravianata a In su zillillilleri!. E lo sketch di Letizia Marras in arte Manuela Consuelo Mereu oppure La grande frittella sono io!. Di alta qualità la rappresentazione di Carlo Paletta e Michael Lai, colonna sonora e acustica esclusivamente vocale, con un attore-rumorista che interagisce sincronicamente con le azioni pantomimiche della scena. Prima del gran botto Valentina dialoga col pubblico. Lo riscalda. Lo coinvolge. Comunica. Perché «il teatro, per essere vivo, è fatto da attori e pubblico». Luciana Littizzetto attrice comica preferita? «No. Paola Cortellesi. Troppo facile far ridere dicendo parolacce. Il sorriso deve educare. Come fa il teatro». Alcune massime-aforismi di Valentina, stile Democrito. Una: “La magia del teatro. Indossi altre vesti e tutti i pensieri svaniscono". Per finire: "La vita inizia quando decidi di scegliere".

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