Al voto senza la doppia preferenza

La legge elettorale sta per essere modificata ma senza il riequilibrio di genere

CAGLIARI. La doppia preferenza di genere non ci sarà nella legge elettorale della Sardegna. E la notizia piomba con l’effetto di una bomba anche sulle elezioni primarie del Centrosinistra perché, quando la legge fu approvata alla fine di giugno, molti esponenti del Pd presero l’impegno di introdurre quella norma alla prima occasione. Cosa è accaduto? La commissione Autonomia del Consiglio, presieduta da Ignazio Artizzu, ha approvato all’unanimità la proposta di legge statutaria con un solo articolo: l’abrogazione del comma che riguardava l’incandidabilità del governatore in carica. Una norma inserita dal Consiglio per cercare di bilanciare i poteri: se il governatore in carica si fosse dimesso, non sarebbe stato immediatamente ricandidabile. Quel comma è stato cassato dal governo ed è il motivo per cui la legge deve tornare in Consiglio. Il relatore per l’aula è Gian Valerio Sanna al quale spetterà il compito di illustrare una modifica alla legge elettorale che non contempla il reinserimento della preferenza di genere. Eppure in aula, (e fuori), la scelta aveva fatto scalpore. C’erano state alcune proposte delle donne elette in Consiglio regionale, c’era stata la battaglia di Paolo Maninchedda perché venisse approvata la doppia preferenza di genere e, alla fine, Renato Soru aveva presentato una proposta di mediazione per poter riservare almeno un terzo dei seggi alle donne. Niente da fare. Fu poi un emendamento di Mario Diana (Sardegna è già domani) a far decadere tutti gli emendamenti e a chiudere il discorso. A quel punto grande imbarazzo e la promessa del Pd: «La battaglia non è finita, ripresenteremo la proposta alla prima occasione». Certo, la norma aveva creato qualche dubbio nell’applicazione pratica dopo l’esito delle elezioni amministrative in cui era stata introdotta per la prima volta; forse si poteva perfezionare. Claudia Lombardo, presidente del Consiglio regionale, spiegò in un articolo sulla Nuova che la legge statutaria elettorale era il miglior risultato possibile «ma resta il fatto che è mancato il coraggio di portare a compimento le conquiste sulla parità di accesso ai generi nella vita politica».

La scelta avrà ripercussioni anche sulle primarie del Centrosinistra e a essere investito è il Pd che solo il 26 giugno scorso aveva presentato una proposta di legge per riequilibrare la presenza femminile in Consiglio. Una legge ineluttabile, se si considera che dal 1949 a oggi sono state elette nell’assemblea regionale soltanto 37 donne da rapportare ai 557 consiglieri regionali dell’era autonomistica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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