La Finanza sequestra un’altra barca a Cellino

Il presidente rossoblù aveva comprato la Lucky 23 negli Stati Uniti L’accusa: non ha versato gli 84mila euro dovuti per il trasferimento in Italia

CAGLIARI. Anche la seconda barca di Massimo Cellino è finita sotto sequestro: si chiama Lucky 23 e malgrado il nome sembra destinata a seguire la sorte amara del monoalbero Nelie, da oltre un anno nelle mani della guardia di finanza per le stesse ragioni fiscali. L’operazione è scattata a luglio scorso su iniziativa dell’Agenzia delle dogane e delle fiamme gialle, ma solo ieri è stata confermata.

L’imbarcazione, che si trova ormeggiata a Sant’Antioco, è stata acquistata negli Stati Uniti e trasferita in Italia senza alcun versamento al Fisco. L’imposta evasa ammonta a 84mila euro e il provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza è stato firmato dal pm Andrea Massidda. I difensori Giovanni Cocco e Giuseppe Accardi hanno presentato ricorso al tribunale del riesame.

Davvero pessimo il rapporto tra Cellino e l’Agenzia delle entrate: per aver dimenticato di onorare il Fisco, il presidente del Cagliari calcio ha già perduto nell’ordine una Range Rover targata Miami – evasi 15mila euro – e la Nelie, per la quale avrebbe dovuto versare 400mila euro. Sempre la stessa operazione: acquisto negli States e importazione in Italia scavalcando allegramente gli obblighi fiscali. Ma è di appena un mese e mezzo fa la chiusura dell’indagine aperta dalla Procura per il mancato pagamento dell’Ires, l’imposta sui redditi delle società, legata alla vendita dell’attaccante honduregno David Suazo, avvenuta nel 2007.

Partita nel 2009, l’inchiesta del pm Massidda si è conclusa con l’avviso all’indagato e sembra presagire nuovi guai per Cellino, già sotto inchiesta per peculato e abusi edilizi nella vicenda Is Arenas. In questo caso si tratta di una somma, due milioni e 262mila euro, riconosciuta al procuratore di Suazo, l’argentino Pablo Betancourt, che il patron del Cagliari aveva pensato di scaricare nella dichiarazione dei redditi 2008 e che l’Agenzia delle entrate ha giudicato «non inerente», vale a dire fuori dalla gestione della società calcistica e comunque «non documentata». Su quella cifra, destinata all’estero, Cellino avrebbe dovuto versare al fisco il 30 per cento, 746mila euro, cosa che non fece. Da qui l’accusa di evasione delle imposte. Tutti i procedimenti sono in corso e i difensori di Cellino si sono opposti sostenendo che le operazioni compiute dal presidente del Cagliari calcio sono regolari.

Nel passato meno recente di Cellino c’è anche la pena patteggiata – un anno e due mesi di reclusione – per la truffa del grano d’oro, che gli cosò anche otto giorni di carcere. Poi ancora due condanne per falso in bilancio di cui una legata alla gestione del Cagliari calcio.

Nel giro di qualche settimana potrebbe arrivare anche la richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda Is Arenas, dove è coinvolto tra gli altri il sindaco di Quartu Sant’Elena Mauro Contini. (m.l)

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