La Nuova Sardegna

Alluvione, sotto sequestro il fiume e la diga di Maccheronis

di Sergio Secci
Alluvione, sotto sequestro il fiume e la diga di Maccheronis

Posada, sigilli dei carabinieri in tutta l’area del cantiere. La Procura di Nuoro impone lo stop ai lavori sugli argini - SPECIALE ALLUVIONE - TUTTE LE FOTO - TUTTI I VIDEO

07 dicembre 2013
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POSADA. L’elicottero della polizia ha sorvolato il fiume a bassa quota da Nuoro fino alla diga di Maccheronis. Volo radente, con diversi “overing” (soste in aria) su alcune zone ritenute particolarmente interessanti per l’inchiesta e poi un volteggiare continuo per una decina di minuti sulla diga. Mentre a terra i carabinieri sistemavano i sigilli al cantiere dell’impresa Maltauro nell’invaso del lago Maccheronis e agli argini, in parte spazzati via dalla piena. La diga e tutto il fiume sono stati posti sotto sequestro dalla magistratura. Il provvedimento era nell’aria dopo il blitz degli investigatori negli uffici del Genio Civile alla ricerca di documenti relativi alla progettazione dell’invaso e dei lavori negli argini del fiume in corso d’opera al momento della disastrosa piena.

Ieri mattina gli uomini della compagnia dei carabinieri di Siniscola, con la massima discrezione e senza alcun clamore, si sono recati prima alla diga dove, su disposizione della procura della Repubblica di Nuoro, hanno apposto i sigilli al cantiere abbandonato qualche mese fa dall’impresa che stava realizzando il sovralzo della diga e l’avandiga. Poi, i militari del reparto radiomobile, si sono spostati a valle, prima al guado di Aidu Nou, un tratturo realizzato con tubolari di cemento ad ovest dell’abitato di Torpè, che viene utilizzato per raggiungere le campagne dall’altra parte del fiume. Una strada che consente di accorciare di parecchi chilometri il tragitto e che non può però essere utilizzato in caso di piena. La strada è stata chiusa proprio a ridosso dell’argine, dove sono stati apposti i sigilli di sequestro. I militari sono poi andati ancora più a est, nei pressi del depuratore di Poiu a poche centinaia di metri dalle serre e dall’abitazione della famiglia Loi, dove era morta travolta dalla piena l’anziana Maria Frigiolini. Qui il fiume, la notte del 18 novembre, aveva aperto una voragine di quasi cento metri da dove l’acqua si era poi riversata con esito disastroso sulle case costruite a ridosso del terrapieno. Sbarrata dal nastro bicolore dei carabinieri la strada che costeggia il depuratore e che sino all’altro ieri era utilizzata dai mezzi che stanno lavorando al completamento degli argini e che, secondo le intenzioni della prima ora, dovevano essere ripristinati con urgenza per evitare nuovi danni nel caso di un’altra ondata di piena. Gli investigatori si sono poi spostati a Posada proseguendo nell’opera di apposizione dei sigilli agli argini, quasi sino al mare di Iscraios. Le indagini coordinate dal procuratore della Repubblica Andrea Garau e seguite dal sostituto Andrea Vacca, mirano anche a verificare se le modalità progettuali delle opere siano state rispettate e ad accertare le cause che hanno portato ai ritardi nell’esecuzione dei lavori.

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