Cappellacci e Pigliaru sotto torchio

Dal Pps alle tasse. Divisi sui comitati del No. Il governatore: qualcuno deve decidere. Il rivale: prima valutazioni “neutrali”

CAGLIARI. La Confindustria vuole sapere e alla fine le quindici domande del faccia a faccia che ha organizzato fra Ugo Cappellacci e Francesco Pigliaru, possono essere riassunte in una sola: «Chi vincerà il 16 febbraio, cosa farà per le imprese?». Il classico domandone destinato a essere tagliuzzato: fondi europei, credito, energia, investimenti, esportazioni trasporti, turismo, cultura, dispersione scolastica, università, piano paesaggistico, zona franca, tasse e burocrazia.

Quelli del no. Quattordici grandi temi sul tappeto, anche se a far più gola chissà perché è stato il i quindicesimo: «Cosa pensate – la domanda – dei tanti comitati del no che nascono dovunque e comunque appena si muove anche solo una trivella?». Ed ecco quali sono state le risposte. Pigliaru: «Non esistono sì e no a priori. Certo, il coinvolgimento delle comunità deve essere pieno e completo in ogni passaggio, ma i dibattiti pubblici devono partire sempre dalla conoscenza. Così la mia proposta è che le valutazioni preliminari su quelli che potrei definire interventi delicati, devono essere fatte esclusivamente da persone terze, non coinvolte. Ed è proprio da quelle valutazioni indipendenti che sempre dobbiamo partire prima di emettere il nostro giudizio definitivo». Cappellacci: «D’accordo sul coinvolgimento pieno delle comunità. Noi abbiamo seguito questa strada con il nuovo piano paesaggistico: siamo andati di Comune in Comune. È necessario però avere una grande capacità di ascolto. Ogni suggerimento va pesato con molta attenzione e se possibile applicato fino a modificare il progetto iniziale. Ma sia chiaro: alla fine qualcuno deve pur caricarsi il problema sulle spalle, cioè decidere, e non può che essere il governo della Regione». Bisognerà vedere quale delle due risposte piacerà di più a chi si oppone a trivellazioni, scavi e a qualunque altro cantiere contestato da quelli che ci vivono a fianco.

Cappellacci. Ha promesso l’azzeramento dell’Irap: «È stata ridotta del 70 per cento, vogliamo arrivare al 100 per cento». Di puntare al miliardo è più delle accise e ottenere subito la zona franca integrale. Ha assicurato che il credito dovrà «parlare di nuovo sardo», per poi spostarsi sul Piano paesaggistico: «Vogliamo approvarlo entro la fine di questa legislatura. Porterà un aumento del Pil dell’edilizia fino al 7 per cento, cioè di 120 milioni, e sono pronto a nominare un commissario ad acta per accelerare l’iter». Poi ha messo assieme turismo, trasporti, imprenditoria giovanile e università: «Vogliamo puntare alle eccellenze diffuse, non a mediocrità periferiche».

Pigliaru. «L’impresa – ha detto – deve essere al centro dello sviluppo. La politica indirizza, ma sono i privati a realizzare il lavoro vero». Anche per lui meno tasse e burocrazia azzerata: «Non servono nuovi assessorati, ma una semplificazione profonda che rimotivi anche alla macchina regionale». Subito dopo, una politica agroalimentare che incentivi l’esportazione: «Basta con gli interventi a pioggia». Un piano energetico nei primi sei mesi di governo, con la disponibilità alla ricerca del metano in Sardegna, ma «servono regole certe, mentre oggi le maglie sono troppo larghe». Ancora una continuità territoriale aerea differenziata fra turismo e business, per poi «rilanciare i trasporti interni che sono un disastro». Infine la disponibilità a rivedere il piano paesaggistico del 2004, quello di Soru, ma «la filosofia non può essere quella speculativa pensata e imposta dalla giunta Cappellacci».

Impegno finale. È stato firmato da entrambi i candidati: «Ogni sei mesi, verificheremo con le forze sociali, i risultati raggiunti». Ecco perché la Confindustria non vede l’ora di sapere chi vincerà la finale del 16 febbraio.

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