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in tribunale

Marco Carboni si difende: «Non ero io il rapinatore»

CAGLIARI. Non è stato lui a fare irruzione nella villa di Selargius dove vivono la moglie e la figlia, la giornata del 23 settembre dell’anno scorso è trascorsa tra impegni di lavoro e attività...

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CAGLIARI. Non è stato lui a fare irruzione nella villa di Selargius dove vivono la moglie e la figlia, la giornata del 23 settembre dell’anno scorso è trascorsa tra impegni di lavoro e attività sportiva: si è difeso con forza Marco Carboni, l’ex assessore regionale all’industria finito in carcere con l’accusa di rapina e di violenza sessuale nei confronti della moglie, da cui era separato e che gli aveva chiesto il divorzio. Con il presidente del tribunale Mauro Grandesso che ha dovuto sedare più volte il confronto acceso col pm Lecca, Carboni ha ricostruito carte alla mano, cedendo più volte alla commozione quando ha parlato della figlia, la giornata in cui per l’accusa si sarebbe costruito un alibi con alcune comparse al Tennis club per mettere a segno un’incursione, armato di coltello e travisato, nella casa della famiglia e davanti agli occhi della figlia di otto anni. Riconosciuto dalla moglie, dalla figlia, dal suocero e dalla baby sitter, Carboni ha però sempre negato di aver compiuto quell’azione incredibile che gli è costata sei mesi di carcere e ora gli arresti domiciliari.

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