La Nuova Sardegna

In mostra la Sardegna di Thomas Ashby

di Annalisa D'Aprile
In mostra la Sardegna di Thomas Ashby

Paesaggi, archeologia e comunità nelle foto del grande fotografo: un volume e una mostra alla British School a Roma - FOTO

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ROMA. Thomas Ashby, dopo 100 anni, torna in Sardegna e restituisce all'Isola le immagini di un tempo lontano nella memoria. È così che si potrebbe sintetizzare la mostra intitolata all'archeologo britannico, "La Sardegna di Thomas Ashby - Fotografie 1906-1912", presentata ieri pomeriggio alla British School at Rome (da lui diretta dal 1906 al 1924) insieme all'omonimo volume, pubblicato da Carlo Delfino Editore.

Volume e mostra, curati da Giuseppina Manca di Mores, raccontano una Sardegna che nelle fotografie di Ashby si è concentrata sui paesaggi, sull'archeologia e sulle comunità. Per ora sarà la British School di Roma ad ospitare la rassegna che poi partirà per l'isola.

Ancora da definire le date e i luoghi, ma di certo per l'estate sarà nelle "zone marine", dice Manca di Mores, «per settembre-ottobre sarà a Sassari, al Museo Sanna, poi per due anni sarà itinerante e girerà tutta la Sardegna». L'ambizione è quella di portarla anche in Inghilterra e, naturalmente, sulla penisola.

Lungo e complesso lo studio delle immagini fatto dalla curatrice: «Delle 600 foto di Ashby, conservate nell'archivio della British - spiega - per il libro ne abbiamo selezionate 300, mentre nell'esposizione ce ne sono 82. Ma né nel volume né nella mostra abbiamo tralasciato di rappresentare tutti i siti da lui visitati durante i suoi cinque viaggi». Il criterio dell'esposizione, come del libro, ha preso in considerazione gli itinerari, che Manca di Mores ha cercato di ricostruire, «poi come metodo espositivo - aggiunge - abbiamo scelto quello delle aree storico/geografiche, per dare meglio l'idea del territorio, che è lo scenario culturale all'interno del quale tutti gli aspetti della Sardegna agiscono».

Dalla Barbagia all'Ogliastra al Campidano, dall'Iglesiente a tutto il Cagliaritano: sono le zone rappresentate nelle foto di Ashby. «Ho trovato prodigioso questo riemergere dal passato di luoghi, monumenti, paesaggi, tradizioni della Sardegna che non conoscevamo - dice Attilio Mastino, rettore dell'Università di Sassari raccontando le sue impressioni sulla mostra - I cinque viaggi in Sardegna di Ashby fra il 1906 e il 1912 rappresentano un capitolo tra i più importanti nella storia dei viaggiatori che hanno descritto l'isola a partire dall'Ottocento, soprattutto grazie ad una straordinaria documentazione fotografica fin qui pressoché ignorata: nell'intreccio tra storia e geografia ora riemerge il paesaggio trasformato dall'uomo, la natura, l'ambiente dei primi del secolo scorso, ma anche il patrimonio culturale e identitario, eredità di un passato lontano come le torri nuragiche che marchiano l'isola dalle vene d'argento, una terra rimasta prodigiosamente fuori dal tempo, chiusa nella sua identità, irrigidita nei suoi costumi millenari, che rimandano ai Sardi Pelliti raccontati da Tito Livio durante la guerra annibalica, che abitano ancora in capanne o in pinnette vicine a Paulilatino, che macinano il grano nelle mole di pietra, che utilizzano i ruscelli per muovere i molini ad acqua».

Attraversando il salone della British School, scorrono le immagini in bianco e nero di una Sardegna antica: il nuraghe di Ardara, la festa di San Giovanni Battista a Fonni, il Golfo degli Aranci, Porto Torres, una statuetta romana a Sassari. Per l'editore del volume che raccoglie 300 immagini di Ashby, «le foto sono testimonianza storicamente viva di un'Isola di sole e di vento con il fascino dell'unicità di paesaggio - dice Carlo Delfino - e qui mi piace citare la voce di un altro inglese, Horatio Nelson, che nel 1804 scrisse: "Dio sa che se noi potessimo avere la Sardegna non avremmo bisogno né di Malta né di nessuna altra isola: essa è la più bella isola del Mediterraneo». E ancora, sfogliando il libro e passeggiando tra le immagini, Mastino dice che «l'autore ci restituisce una Sardegna lontana, segnata da un paesaggio dell'età del bronzo, ma anche di età punica, romana, medievale, fin negli angoli più nascosti, come nella valle di Antas, presso il tempio del Sardus Pater allora ancora non identificato. Colpisce il cuore - aggiunge - vedere l'anfiteatro di Cagliari così come era conservato all'inizio del '900 o il ponte romano sul Taloro a Gavoi, ora sotto il lago di Gusana, i mosaici delle terme di Bonaria. E poi le tombe di giganti, le miniere, le chiese cadenti».

La mostra resa possibile anche grazie ai finanziamenti degli sponsor (Banca di Sassari, Gruppo Bper) sarà esposta alla British School da oggi sino al 4 giugno.

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