La Nuova Sardegna

Azzena, accuse d’usura Sei anni senza verdetto

di Giampiero Cocco
Azzena, accuse d’usura Sei anni senza verdetto

Secondo il suo legale, Domenico Putzolu, l’uomo aveva un ruolo marginale Ma la vittima era stata anche arrestata nel 2008 dalla guardia di finanza

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TEMPIO. L’udienza preliminare per discutere il rinvio a giudizio o meno di tre persone indagate per una vicenda di usura proliferata in Alta Gallura a metà degli anni Duemila è saltata per diverse volte, colpa delle mancate notifiche agli indagati. Per Giovanni Maria Azzena, 50 anni di Tempio, da ieri l’altro, è scattata l’estinzione per morte del reo, anche se il processo, secondo le parole del suo difensore storico, il penalista Domenico Putzolu, era da lui atteso quale «punto di arrivo per chiarire tanti aspetti, primo tra tutti il ruolo da lui sostenuto, con i due coindagati, tutti personaggi senza pretese, coinvolti in un mondo diffidente, ostile e pericoloso qual’è quello dei cravattari».

Giovanni Maria Azzena, che all’epoca dell’arresto, nel 2008 aveva 44 anni. Era finito in carcere, nella vecchia Rotonda, con l’ex assicuratore della Generali Osvaldo Premuselli di 42 anni e il napoletano Pietro Dati, imprenditore edile di 40 anni. L’indagine, condotta su binari investigativi diversi ma protagonisti comuni dalla polizia di Stato e dalla guardia di finanza di Tempio, finì per confluire grazie all’incrocio dei dati economici con quelli relativi alle diverse denuncie che una serie di commercianti, artigiani e piccoli imprenditori avevano avanzato contro i tre presunti usurai. I tre vennero arrestati mentre altre tre persone furono indagate per reati minori (tra queste c’era la moglie di Giovanni Azzena, Giulia, implicata nell’affaire penale per favoreggiamento personale) perché, stando agli atti d’indagine, avrebbero gestito una “banca privata” che applicava tassi d'interessi che variavano dal 50 al 200 per cento l’anno. Una “banca privata” che i presunti usurai avevano aperto e fatto funzionare sino al 2007, quando alcune delle persone finite nelle maglie dei presunti strozzini, decisero di denunciare il tutto a guardia di finanza e polizia di Stato. Nel 2001 l’indagine della Procura gallurese si concluse con la richiesta di rinvio a giudizio dei tre e da quel momento sul fascicolo processuale è calato il silenzio. Per ben tre volte, l’ultima delle quali nell’ottobre del 2013, l’udienza preliminare è saltata per mancata notifica.

«Sono profondamente addolorato per la tragica scomparsa della famiglia Azzena – ha detto ieri l’avvocato Domenico Putzolu – ma ci tengo a precisare che la loro posizione nel procedimento penale ancora aperto era minimale. Gli accertamenti posti in essere dalla guardia di finanza e dalla polizia di Stato, a mio avviso, erano suscettibili di un grande ridimensionamento da parte del giudice. Le cifre che si contestavano a Giovanni Azzena erano del tutto risibili, nell’ordine di poche migliaia di euro, mentre il coinvolgimento della signora era del tutto marginale. Davanti alle sette contestazioni di usura mosse contro il marito Giulia avrebbe dovuto rispondere di un presunto favoreggiamento per uno solo di questi casi, dovuto al fatto che avrebbe affermato che un atto era stato sottoscritto da lei e non dal marito». Sin qui le parole del difensore, che non ha voluto esprimersi in merito alla tragedia che si è consumata in città. «Ritengo che quel procedimento penale non abbia alcuna rilevanza su quanto è accaduto», ha detto il legale. La figura più emblematica risultava essere, in quella circostanza, l’imprenditore edile Piero Dati, un napoletano trasferitosi nell’isola è finito a suo tempo impigliato nelle maglie a trama fine della Dda partenopea che conduceva un’inchiesta su un clan camorristico al qual l’uomo sarebbe stato affiliato. Pietro Dati ha sempre respinto questa ipotesi ed è rimasto, anche ora, a lavorare in Gallura. Gli effetti di quell’arresto lontano nel tempo si fanno ancora sentire. I suoi conti correnti sono rimasti bloccati per un provvedimento del gup del tribunale di Tempio. «Anche in questo caso – sostiene l’avvocato Putzolu, che assiste l’uomo – si tratta di una figura minore, di una persona che si è trovata invischiata in una affare più grande di lui». Il caso sarà discusso nelle prossime settimane: le notifiche sono state consegnate nei giorni scorsi, poco prima che i killer bussassero alla porta di Giovanni Azzena.

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