La Nuova Sardegna

Europa al Ppe ma è choc Le Pen

di Lorenzo Robustelli

In Francia il “Front National” primo partito, crolla il Ps Boom euroscettici in Gran Bretagna, in Grecia vince Syriza

26 maggio 2014
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BRUXELLES. Il Front National è andato ben oltre lo sfondamento, ed è diventato il primo partito di Francia, relegando i socialisti del presidente Hollande sotto al 15%, in terza posizione. Anche in Gran Bretagna i nazionalisti dell’Ukip sono primo partito. In Italia i 5 Stelle sono secondi, ma con un notevole distacco dal terzo, Forza Italia. Ma gli elettori sono andati a votare, e questo, per i partiti europei tradizionali, è l’unica consolazione politica di queste elezioni europee disastrose per i popolari, deludenti per i socialisti, insoddisfacenti per liberali e verdi, e ottime per la sinistra.

Secondo gli ultimi exit poll della notte il Ppe si conferma primo partito a Strasburgo con 212 deputati (ne aveva però 274); poi ci sono i socialdemocratici con 185 (contro 196), dopo i liberali con 71 (prima erano 83) e a seguire i verdi 55 (57), la sinistra 45 (35), i conservatori euroscettici 40 (57) i nazionalisti euroscettici 36 (31) e i non iscritti, cioè le forze populiste, 107 (33)

Questo vuol dire che non cambierà molto nel panorama europeo: i partiti maggiori, socialisti e popolari, con l’appoggio dei liberali, hanno già confermato che faranno una nuova alleanza tra loro, e supereranno di gran lunga la soglia del 50% dei deputati, fissata a 376 voti. Magari dovranno discutere un po’ di più, perché i popolari hanno perso una sessantina di seggi, mentre i socialisti ne hanno solo una decina in meno. Come si era deciso da tempo tra queste forze politiche, sarà il candidato di quella con più parlamentari a iniziare le consultazioni per trovare una maggioranza e questo è il popolare Jean-Claude Juncker. Con il Front National primo partito in Francia e il clamoroso successo del’Ukip in Gran Bretagna l’Europa unita continuerà ad esistere grazie a quell’insieme di paesi che fino a due giorni fa sembravano essere gli estremi dell’Unione. L’ondata euroscettica è stata fermata dalla Germania, ma non da sola, bensì insieme alla Grecia, alla Spagna, al Portogallo, all’Irlanda. I campioni e le vittime dell’austerità sono quei paesi, tra i grandi, nei quali l’ondata euroscettica non si è alzata, dove la contestazione è anche forte, ma non si è fatta travolgere dal populismo.

Certo è che però lo choc in Francia è stato fortissimo. Anche se da settimane si prevedeva una schiacciante vittoria per Marine Le Pen, vedere le cifre finali, che in alcune zone hanno dato al Front National il 30% dei consensi, ha fatto male a molti, «è stato uno choc mondiale», ha ben sintetizzato il ministro dell’Ambiente Segolene Royal, ex compagna del presidente Francois Hollande, oramai ridotto a leader di un Partito Socialista divenuto la terza forza del Paese.

Ora tutti i ragionamenti sono sulla possibilità o meno che alcune di queste forze riescano a formare un gruppo parlamentare. La francese è corteggiatissima dagli austriaci del Fpoe, dai danesi del Partito popolare e la fila si allungherà ancora. In fondo bastano venticinque deputati di sette paesi a formare un gruppo e magari, anche se nell’ultima legislatura si sono quasi sempre votati contro, questi partiti (con anche la Lega) potrebbero turarsi il naso e decidere di stare insieme.

La francese Le Pen ci lavora da tempo, e già ieri sera ha invitato il leader del M5S Grillo ad unirsi a lei. Anche per questo già da ieri sera i partiti che a Bruxelles vengono definiti “mainstream”, tradizionali, ha rinserrato il quadrato e Joseph Daul, presidente del Partito popolare europeo, già nella prima serata girava dicendo che i governi rispetteranno la volontà del Parlamento e sceglieranno tra i candidati proposti agli elettori il prossimo presidente della Commissione europea. A questo punto è necessario che domani i capi di Stato e di governo che si riuniranno a Bruxelles facciano una scelta che rafforzi il Parlamento. A Berlino la linea era questa, con una lettura dei risultati in chiave popolare nel gruppo parlamentare della Cdu si diceva che il presidente “deve essere Juncker”. E qui la trattativa con i socialdemocratici sarà dura, e bisognerà trovare qualcosa da offrire a Schulz che pure, di fatto, ha vinto.

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