La Nuova Sardegna

Due milioni e mezzo di voti in più al Pd E il M5S ne perde tre

di Maria Rosa Tomasello

Nuovi consensi dei Democratici conquistati da Scelta civica dai grillini, e anche dal Pdl. Oltre un milione dalle astensioni

27 maggio 2014
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ROMA. Per gli analisti è “l’effetto Renzi”. O meglio “l’effetto leadership”, il valore aggiunto dell’uomo al comando che spiazza gli avversari e trascina alle urne quel 10-15% di elettori «mobili» che non si identifica in nessun partito: quelli che, secondo Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing, «vota sulla base di ciò che offre il mercato elettorale del momento, ma anche sulla percezione della forza di un leader»: uomini e donne il cui voto, però, non è per sempre e va conquistato a ogni elezione.

Sotto la guida del presidente del Consiglio, il Partito democratico conquista moderati e indecisi e vola allo storico risultato del 40,8%, con 11.172.861 voti, incassando – secondo l’analisi dell’Istituto Cattaneo – 3,1 milioni di voti in più rispetto alle europee del 2009 e 2,5 milioni di consensi in più rispetto alle elezioni politiche del 2013, e avanzando in tutte le regioni, Sardegna esclusa (-6,1%). Il Pd si attesta al primo posto in tutte le regioni, soprattutto in quelle del Nord-Ovest (+35%) e nel Sud (+28%), così come in tutte le province, con le sole eccezioni di Bolzano, Isernia e Sondrio. I dem sfondano il muro del 50% in Toscana (56,4%) e in Emilia Romagna (52,5%), sfiorano il risultato in Umbria (49,2%), ma oltre a sbancare nelle regioni rosse, incassano un risultato storico in Veneto, conquistando con il 37,5% la regione più di centrodestra del Paese. In Sicilia il partito di Matteo Renzi vola al 33,6%, con un balzo di 15 punti rispetto al 18% delle politiche. Per l’istituto Cattaneo, è proprio la Sicilia la regione in cui, in termini assoluti, il movimento di Beppe Grillo, registra la contrazione maggiore (-46,8%).

Per il M5S, che dopo lo slogan “Vinciamo noi” è costretto a ripiegare sull’hashtag beffardo lanciato in rete #vinciamopoi, l’emorragia di voti ha dimensioni impressionanti: i voti persi sono 2,9 milioni, -33,4% rispetto all’exploit delle politiche, sebbene il partito si piazzi al secondo posto in 84 province. I Cinque Stelle passano da 8,6 milioni di voti del 2013 a 5,7 milioni. Dopo le isole, a tradire di più è soprattutto il Nord-Est. Un risultato tanto più bruciante quando più grandi erano state le aspettative di vittoria. «Come spesso accade nei movimenti estremi/radicali – sottolinea l’Istituto Cattaneo – a potenti fasi di avanzata spesso segue una fase di assestamento o di contrazione dovuta a elementi congiunturali, ma anche alle “mancate promesse” che l’assenza dal governo genera».

Le forze di centrodestra che fino a pochi mesi fa erano guidate da Silvio Berlusconi (Forza Italia ed Ncd) perdono complessivamente il 27% rispetto alle politiche e oltre la metà dei consensi avuti nel 2009 (-54%): in termini assoluti vengono dilapidati 2,1 milioni di voti rispetto all’anno scorso e addirittura 6,9 milioni rispetto al 2009.

Da dove arrivano i voti in più che permettono al Pd di stravincere? Secondo l’analisi dei flussi dell’istituto Swg per SkyTg24 il Pd conferma 6,6 milioni di voti, incassando 4,5 milioni di voti nuovi. Di questi, 1.270.000 vengono ceduti da Scelta civica, 1.090.000 dal M5S (a cui però il Pd a sua volta rilascia 350 mila voti, con un saldo positivo di circa 750mila), 430 mila dal Pdl, 110 mila da Udc e Fli, 420mila da altre forze del centrosinistra, e 1,1 milioni da chi in passato si era astenuto. A fronte di questi “incassi”, i democratici perdono, tra l’altro, 230 mila voti a favore di Tsipras, mentre 1,4 milioni di elettori scelgono stavolta di astenersi. Emblematico, poi, il dato negativo registrato dai Cinque stelle: secondo Swg, tra gli elettori del movimento alle politiche, 2,6 milioni non hanno votato alle europee, mentre voti nuovi sono arrivati, oltre che dal Pd (350mila), soprattutto dal Pdl (410mila). Quanto a Forza Italia, l’elemento principale che spinge verso il basso il partito è il numero degli astenuti, che sono 1,7 milioni, mentre piccoli esborsi di voti finiscono a Ndc (470mila), Pd (430mila), M5S (410mila), Lega Nord (340mila).(m.r.t.)

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