La Nuova Sardegna

Dal 2015 la Sardegna è fuori dal patto di stabilità

di Alfredo Franchini
Dal 2015 la Sardegna è fuori dal patto di stabilità

Unico vincolo: il pareggio di bilancio. La giunta: «Grande risultato, ora potremo fare gli investimenti giusti»

30 maggio 2014
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CAGLIARI. Cambiano le regole del Patto di stabilità e la Sardegna dall’anno venturo potrà spendere di più, primo passo per combattere l’attuale declino economico. È il risultato del confronto tra la giunta Pigliaru e Palazzo Chigi: la Regione si è impegnata a giocare sul proprio bilancio una partita a scacchi dall’esito non scontato perché la chiave è che raddoppia la responsabilità della Regione, chiamata a stilare un bilancio utile e sano.

Cambiano, dunque, le regole: sino a oggi c’era un tetto di spesa prefissato, ora le risorse possono essere utilizzate, al netto degli accantonamenti, ma garantendo il pareggio di bilancio. In sostanza, tornando agli scacchi, è la mossa del cavallo che piace a Renzi e a Pigliaru e che è stata fatta ieri a Palazzo Chigi; una mossa tanto rischiosa e coraggiosa, ritenuta davvero inevitabile per uscire dalla paralisi del bilancio regionale.

«La Sardegna anticipa una riforma complessiva del Patto di stabilità che il governo si accinge a definire con altre regioni, virtuose, a Statuto speciale», spiega l’assessore al Bilancio, Raffaele Paci. Lo scopo è quello di realizzare un bilancio di cassa ma con un punto fermo: «Il cuore del problema resta il risanamento della finanza pubblica», chiarisce Raffaele Paci, «noi ci siamo impegnati a rispettare il pareggio di bilancio ma non subiamo altri vincoli, anzi siamo liberi di spendere tutte le nostre entrate iscritte in bilancio». Una filosofia ispirata, quindi, al mondo anglosassone, senza limiti di spesa prefissati ma con un elevato senso di responsabilità. Che tradotto significa: gli accantonamenti dovranno servire a contribuire al ripianamento dei debiti.

Questo riguarda il 2015 mentre per l’anno in corso il ministero dell’Economia ha chiesto dieci giorni di tempo per stabilire la cifra esatta di cui potrà disporre la Regione. Da una parte la contrattazione effettuata al tavolo tecnico è andata bene sul piano politico, (per il governo c’erano il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, il ministro dell’Economia Pietro Carlo Padoan e quello per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta); dall’altra si aprono dieci giorni di durissima contrattazione con il governo. Che margini di spesa saranno concessi all’isola per la seconda parte del 2014? Un obiettivo realistico potrebbe essere una base che si aggira tra i 400 e i 600 milioni di euro, sempre tenendo conto che poi dal 2015 non ci sarebbero più i vincoli. Significa che si aprirebbe alla Regione uno spazio per spostare determinate spese, (e anche bandi), sul bilancio successivo.

«Il nostro bilancio sarà più chiaro e trasparente», assicura Raffaele Paci, «smetteremo di creare un’enorme quantità di residui e quindi di promesse che poi non è possibile mantenere. Il nuovo sistema ci obbliga a essere virtuosi ed efficienti perché le risorse che saremo in grado di risparmiare dagli sprechi, le potremo utilizzare liberamente per attuare le nostre politiche di crescita. È una svolta nella politica di bilancio della Sardegna».

Per Francesco Pigliaru che porta a casa un ottimo risultato politico, è un po’ come riportare gli orologi indietro a quando era assessore al Bilancio della giunta Soru. È un ripartire dallo stesso punto, cioè la scommessa di un nuovo bilancio, che allora lo portò alle dimissioni anche per la limitatezza della manovra imposta dal patto di stabilità. «Dal 2015 tutte le nostre entrate potranno essere totalmente usate per finanziare le politiche di sviluppo dei nostri territori», afferma Pigliaru, «l’adozione della regola del pareggio di bilancio definisce finalmente un quadro di buon senso che ci attribuisce piena responsabilità nella gestione, efficiente, delle nostre risorse e che ci spingerà a usarle con la massima attenzione».

Un esempio di attenzione viene anche dalla sanità le cui spese sono fuori dal Patto ma che non per questo non devono essere oculate. La contraddizione che ha portato il governo all’argomento del vincolo sta nel riconoscimento dato alla Sardegna di disporre di maggiori entrate. Un diritto - la cosiddetta vertenza entrate - ribadito anche da diversi pronunciamenti della Corte costituzionale. Ma a quelle maggiori entrate, (superiori al miliardo di euro), si è contrapposto il divieto di aumentare la spesa. Così, a fronte di una massa complessiva di poco inferiore ai sei miliardi e mezzo di euro, la Regione poteva spendere e impegnare, (oltre il costo della Sanità), meno di due miliardi e mezzo. Una cifra insufficiente se si tiene conto delle spese obbligatorie. Con questa impostazione alla Regione restavano ben pochi spazi di manovra anche prendendo in considerazione una seria spending review. Serviva quindi la mossa del cavallo per sbloccare la situazione.

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