Giovannelli: «Ho agito bene, lo proverò»

Il sindaco di Olbia: ho saputo della richiesta di rinvio dal giornale. Il collega di Arzachena: fiducia nella magistratura

OLBIA. L’alluvione del 18 novembre 2013, con il passaggio del ciclone Cleopatra sull’isola, ha fatto aprire una decina di inchieste che stanno tutte per concludersi. La prima, quella più importante, è stata definita ieri l’altro dal capo della procura della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi con la richiesta di rinvio a giudizio di sei persone, tra le quali i sindaci di Olbia e Arzachena, oltre allo stralcio della posizione di altri sette indagati per i quali è pronta la richiesta di archiviazione.

«Non so nulla dell’andamento delle indagini – ha detto ieri un più che sereno Gianni Giovannelli, il sindaco di Olbia che apre la lista dei sei indagati per i quali si chiede il rinvio a giudizio – ed ho appreso d’essere tra le persone destinatarie di una richiesta di rinvio a giudizio a mezzo stampa. Un fatto usuale, in questo periodo di estrema confusione di ruoli, ma che non mi preoccupa più di tanto. Da sempre sono più che sicuro di avere agito, in quelle drammatiche circostanze e nei giorni successivi, nel pieno rispetto della legge, tutelando la cittadinanza e impegnandomi con il massimo delle forze e delle possibilità a dare concreto aiuto alla popolazione colpita dall’alluvione. Il resto sarà discusso nelle sedi istituzionali, davanti ai magistrati nei quali, da sempre, ripongo la massima fiducia». Il sindaco di Olbia ha anche voluto precisare che, a ieri non aveva ricevuto l’atto finale dell’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica all’indomani del rovinoso quanto luttuoso passaggio del ciclone Cleopatra sulla Gallura. «Un provvedimento che, più che a me, interessa al mio avvocato», ha concluso il primo cittadino olbiese. Preferisce non commentare, invece, il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda, il quale affida ai suoi legali, gli avvocati Gerolamo e Filippo Orecchioni, un comunicato nel quale si ribadisce «la completa fiducia riposta dal nostro assistito nella magistratura, mentre restiamo in attesa di comunicazioni ufficiali, oltre quelli pervenuti a mezzo stampa, in modo tale da poter valutare appieno le basi sulle quali si è giunti alla richiesta di rinvio a giudizio», scrivono i legali. Bocche cucite, in questa delicatissima fase, anche da parte degli altri quattro indagati – Federico Ceruti Ferrarese (assistito dagli avvocati Bettino Arru e Nicola Satta), Giuseppe Budroni (difeso dall’avvocato Aurora Masu), Gabriella Palermo (assistita dal penalista nuorese Lorenzo Soro) e di Giovanni Antonio Zanda, difeso dagli avvocati Jacopo e Angelo Merlini, i quali, al pari degli altri colleghi, attendono di leggere gli atti che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio del loro cliente. Diversa la conclusione già prospettata agli altri 7 indagati, tra i quali l’ex presidente delle Regione Ugo Cappellacci, l’ex capo della protezione civile Giorgio Cicalò e l’ex assessore regionale all’Ambiente Andrea Biancareddu – per i quali è stato deciso uno stralcio per predisporre la richiesta di archiviazione che, una volta trascorso il periodo feriale (settembre) sarà presentata al gup del tribunale di Tempio dal capo della Procura, che ha deciso il proscioglimento sulla base degli interrogatori ai quali si sono sottoposti alcuni indagati e alle ulteriori indagini di approfondimento scaturite dalle memorie difensive che i legali avevano depositato, due mesi fa, negli uffici del magistrato inquirente al momento della conclusione della prima tranche delle indagini.

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