La Nuova Sardegna

“Tsili”, film israeliano fuori concorso

L’Olocausto minimalista raccontato da Amos Gitai

VENEZIA. «Credo che l’olocausto sia stato strumentalizzato sia dagli israeliani e che dall’opposizione rendendolo banale. Non mi piace che si parli di palestinesi e israeliani come nazisti. Questo...

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VENEZIA. «Credo che l’olocausto sia stato strumentalizzato sia dagli israeliani e che dall’opposizione rendendolo banale. Non mi piace che si parli di palestinesi e israeliani come nazisti. Questo mio film non strumentalizza, ma racconta». Lo dice Amos Gitai, regista di “Tsili”, film, dedicato all’olocausto, fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, tratto dal romanzo “Paesaggio con bambina” di Aharon Appelfeld.

«Dopo i recenti fatti di Gaza - dice il regista israeliano - è montato un nuovo razzismo, dall’una e dall’altra parte. Una cosa molto pericolosa e un rischio per Israele che deve mantenere una mentalità aperta».

In questo film minimalista siamo negli anni ’40. Tsili (interpretata da Sara Adler e Meshi Olinski) è una giovane donna ebrea che si nasconde in un bosco alla periferia di Czernovicz. Si capisce che è rimasta sola e che sfugge alla cattura e alla persecuzione. Con l’istinto di un animale si è costruita un nido nella foresta per sopravvivere. Sua colonna sonora solo i colpi di armi da fuoco e bombardamenti in lontananza. Un giorno la raggiunge un giovane che vive la sua stessa condizione. Si chiama Marek (Adam Tsekhman) e si rivolge a lei in yiddish condividendo con lei il nido. «Essendo io un architetto - ha spiegato Gitai - mi rendo conto che in tutte le opere d’arte il contenitore è più importante del contenuto». Girato in Romania in linguaggio yiddish (dal ’47 non si faceva in questa lingua), il film, spiega il regista, «è dedicato all’olocausto che è diventato purtroppo un soggetto contemporaneo oggi, ma dal punto di vista dell’individuo, da un punto di vista personale». E sulla situazione israeliana dice: «È terribile quello che sta succedendo in Medio Oriente. Probabilmente ci sarà la pace, ma chissà anche quante vittime».

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