Dalla scuola d’arte alla coltivazione di aglio di qualità
MACOMER. Quest’anno ne ha coltivato un ettaro, ma in futuro conta di coltivare ad aglio tutti e cinque ettari di un terreno che ha acquistato per darsi all’agricoltura. Andrea Farina, 26 anni, un...
MACOMER. Quest’anno ne ha coltivato un ettaro, ma in futuro conta di coltivare ad aglio tutti e cinque ettari di un terreno che ha acquistato per darsi all’agricoltura. Andrea Farina, 26 anni, un diploma all’Istituto d’arte di Alghero e un esperienza di fotografo maturata nello studio del padre, è certo che il suo futuro sia nell’agricoltura, un settore dal quale fino a pochi anni fa si scappava alla ricerca di un posto di lavoro fisso e che con la crisi ha dato non pochi dispiaceri agli operatori, soprattutto a chi si occupa di allevamento. Di aglio quest’anno non ne ha prodotto tanto. «L’annata – dice – non era delle migliori, ma una buona parte della produzione l’ho venduta recuperando le spese».
L’investimento per l’acquisto del terreno e dei mezzi agricoli, invece, è ancora da recuperare, ma Andrea Farina non dispera. Gioca la partita sui tempi lunghi e nei prossimi anni saprà se la puntata sull’aglio è quella vincente per il suo futuro.
Andrea Farina non è l’unico giovane di Macomer che vede la possibilità di crearsi un’attività di impresa in agricoltura, non quella tradizionale che punta sull’allevamento, ma quella più strettamente legata alla terra che produce verdura, frutta e legumi. Anche altri hanno avviato delle attività nel settore. Uno ha coltivato patate e pare che le cose siano andate bene. Ci sono poi delle cooperative che operano sullo stesso fronte. L’iniziativa di Andrea Farina è diversa da tutte le altre perché punta sulla monocoltura dell’aglio, specializzata quindi in un’unica produzione. «Mi sto specializzando nella coltivazione dell’aglio – spiega – e spero di trovare un mercato, in primo luogo in Sardegna, poi oltre Tirreno. La produzione italiana è nettamente al di sotto del fabbisogno nazionale. Più del settanta per cento dell’aglio consumato in Italia proviene dalla Spagna e dalla Cina. Se riesco a produrre aglio di qualità a prezzi competitivi dovrei trovare degli spazi di vendita sia sul mercato sardo che su quello nazionale». Quest’anno, però, una parte della produzione è rimasta invenduta. «L’annata – spiega Farina – ha inciso sulla quantità, ma anche sulla qualità del prodotto. La dimensione degli spicchi e delle teste è più piccola rispetto agli standard richiesti e imposti dal mercato. Sicuramente è un aglio più saporito, il tipico aglio sardo, ma il mercato chiede anche una certa dimensione. Ho venduto ai privati e nei negozi di frutta e verdura, non nella grande distribuzione. Punto, in futuro, a vendere il prodotto fuori dall’isola cercando nuovi sbocchi».
In una città come Macomer che prima della crisi ha vissuto di industria il sogno agricolo di un giovane di 26 anni può sembrare un’utopia. «Io invece credo che il futuro dell’economia di questa zona sia proprio nell’agricoltura – dice Andrea Farina –, sono convinto che la terra possa ancora dare da vivere a tanta gente. Ho l’impressione che il tempo dell’industria sia finito. Ripensare il futuro pensando di far produrre la terra non mi sembra un progetto impossibile».
Andrea Farina ci crede e ci ha investito risparmi ed energie. Ha fatto tutto senza contributi o aiuti pubblici. Ha partecipato a un bando per giovani agricoltori, ma non aveva punteggio perché non ha mai lavorato in agricoltura, non è donna e ha meno di trent’anni.
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