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Nella macchia affiora la carcassa di un aereo

Nella macchia affiora la carcassa di un aereo

Il parlamentare di Unidos accompagnato dai militari nel sopralluogo all’interno dell’area bruciata

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CAPO FRASCA. Il deputato di Unidos, Mauro Pili, lunghi anni di professione giornalistica, esce dalla porta carraia del poligono di Capo Frasca con un servizio fotografico e filmato, preciso, puntuale e, a tratti, persino malizioso. Un vero e proprio reportage girato all’interno della base, con l’autorità del parlamentare e il mestiere del reporter.

L’obiettivo del tablet inquadra una distesa di cenere, la macchia mediterranea ridotta in polvere. Affiorano, di metro in metro, bombe metalliche di varia foggia e dimensione. Le voci di fondo, dei militari della base, spiegano che sono “inerti”, riempite di cemento per simulare l’esatto peso degli ordigni da combattimento. A giudicare dall’estensione del terreno bruciato, lo spezzone che ha innescato l’incendio ha avuto, comunque, un ruolo piuttosto attivo.

La voce di Mauro Pili chiede come mai tante bombe ancora sul terreno. La risposta dei militari è laconica: «Noi non disboschiamo, portiamo via quelle che riusciamo a vedere». Sembrerebbe di capire che la tecnica di bonifica dell’area sia a vista: quello che emerge viene rimosso, il resto rimane nei secoli o, forse, fino al prossimo incendio.

Le fiamme hanno fatto riemergere testimonianze di attività addestrative delle quali si era persa la memoria. L’obiettivo inquadra un pezzo di aereo. Non viene identificato con certezza.

La voce fuori campo dice: è un vecchio aereo tedesco. Pili replica c’è una data scritta sopra:19.02.2001. Controreplica: quello è il numero di matricola. Se non la certezza di che aereo, o missile, si tratti e quando sia caduto, sembra, invece abbastanza chiaro dai commenti, la sorpresa dei militari alla vista dell’inaspettata presenza.

«Ritrovare in mezzo al poligono il relitto di un aereo, per il quale sono state informate in serata le autorità aeronautiche tedesche, è di una gravità inaudita – considera il parlamentare – perché questo dimostra con quale superficialità si opera nella bonifica e nel controllo della sicurezza della base».

Pili ingrandisce la foto dell’apparecchiatura antincendio, mostrata anche ai giornalisti il giorno precedente. «Sembra un macchinario nuovo di zecca, apparentemente mai usato – dice – è lucido, come appena uscito dalla fabbrica. C’è anche la foto di un cartello, appeso a un muro, che il giorno dopo l’incidente suona tristemente grottesco: “qui, non spegnere gli incendi con l’acqua”, ammonisce. (f.t.)

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