Rossi: il rogo nella base evento eccezionale
Il sottosegretario ha risposto a Pes e Sanna (Pd): «Saranno aumentate le misure di prevenzione»
ROMA. Il caso Capo Frasca approda in Parlamento. Sul rogo scoppiato il 4 settembre all’interno del poligono militare durante una esercitazione di aerei tedeschi è intervenuto il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, chiamato a rispondere a un'interpellanza dei deputati del Pd Francesco Sanna e Caterina Pes. «Chiediamo al governo di conoscere nel dettaglio la dinamica degli incendi e le operazioni per domarlo – ha affermato la parlamentare –: perché è divampato il rogo? C'è stata mancanza di coordinamento tra i dirigenti dei poligoni e il corpo forestale? Quanto la sicurezza dei sardi è messa a rischio quotidianamente anche in vista del fatto che dal 15 settembre, nella nostra isola, si tornerà a sparare?».
Nella sua risposta l'esponente del governo ha parlato di un evento eccezionale. «Le bombe inerti sono quelle che sono sempre utilizzate in questi anni senza che ci fosse alcun problema, ma quel giorno si sono verificati due intoppi – ha spiegato Rossi –: un forte vento che soffiava a 20 chilometri orari, che ha reso insufficiente l'intervento dell'autobotte dei militari, e un'improvvisa avaria all'elicottero della base di Decimomannu», che ha costretto i militari a richiedere l’impiego di un elicottero dei vigili del fuoco. Secondo il sottosegretario alla Difesa, dunque, a causare l'incendio nel poligono di Capo Frasca è stata presumibilmente una cartuccia di una bomba inerte, che ha rimbalzato più volte sul terreno, arrestandosi 100 metri oltre il target dopo essere stata sparata da uno dei quattro aerei Tornado tedeschi in esercitazione. L'innesco delle fiamme sarebbe partito dalle scintille causate dall'impatto con il terreno. «Un incendio che si è immediatamente sviluppato e propagato soprattutto a causa del vento». Ma, ha precisato Rossi, senza provocare esplosioni.
Il sottosegretario ritiene, comunque, che «il piano antincendio adottato dal poligono sia ancora efficiente e ben strutturato». Ciononostante l'Aeronautica militare, dopo aver disposto i dovuti accertamenti dell'accaduto, «ha implementato alcune misure preventive per evitare il ripetersi di eventi simili, sensibilizzando, tra l'altro, il personale del poligono affinchè si proceda, nell'immediatezza delle esercitazioni, a uno scrupoloso monitoraggio anche delle condizioni meteorologiche che potrebbero favorire rischi di fenomeni analoghi».
Nell’interpellanza Sanna e Pes hanno poi posto l’accento sulla situazione che da decenni si trova a vivere la Sardegna. «Nella nostra isola ci sono 30mila ettari destinati a siti per l'addestramento delle forze armate: oltre il 65 per cento delle servitù militari in Italia. In un mondo in cui tutto cambia con una velocità incredibile appare assurdo che questo dato rimanga intatto. Si deve arrivare alla chiusura delle servitù, quantomeno quelle di Teulada e Capo Frasca, oltre a una riconversione di quella di Quirra».
«Le servitù militari – ha risposto Rossi – saranno sicuramente trattate nel Libro bianco della Difesa. La Conferenza sulle servitù non è mai stata considerata dalla Difesa un punto di arrivo, bensì un punto di partenza tanto che anche la posizione della Regione Sardegna non è stata vista come una chiusura, bensì come una serie di argomentazioni da esaminare con dovizia e correttezza in maniera da dare delle risposte precise e puntuali». Secondo Rossi queste risposte «da un lato devono contemperare le esigenze delle Forze armate, che se non si addestrano rendono inutili anche i soldi spesi o presi dai contribuenti, dall'altro lato devono pervenire a delle condizioni che rispettino non solo la sicurezza dell'ambiente ma anche la sicurezza delle persone, considerando che le prime persone coinvolte sono proprio le persone militari che in quei poligoni o in quelle infrastrutture vivono 365 giorni all'anno».
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