La Nuova Sardegna

Un villaggio nel Bronx Così New York ha scoperto Gramsci

di Caterina Cossu

L’artista Thomas Hirschhorn racconta la sua installazione Ospite della Summer School dedicata al pensatore sardo

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GHILARZA. «Quando sono arrivato nel Bronx, nessun residente delle Forest houses aveva mai sentito neanche nominare Antonio Gramsci. Eppure, ho voluto cercare delle connessioni tra mondi lontani anni luce e le ho trovate. In molti di loro hanno scoperto qualcosa di quello che già conoscevano all'interno della filosofia di Gramsci. E io ho toccato con mano quanto potesse essere vera l’affermazione gramsciana che ogni essere umano è, intrinsecamente, un intellettuale».

Trovarsi a Ghilarza, nel paese di Antonio Gramsci, assieme a uno degli artisti più famosi al mondo di arte contemporanea che a lui si è ispirato per un’installazione nei lontani Stati Uniti, non è cosa da tutti i giorni. Thomas Hirschhorn ha vissuto a New York, in un quartiere difficile come il Bronx, per cinque mesi. Insieme ai residenti ha realizzato l’immane Gramsci monument, una sorta di villaggio gramsciano. C'era addirittura il bar, dove scambiare conoscenze e idee, oltre che la biblioteca e il museo. Per 77 giorni insieme ai newyorkesi del Bronx, l'artista ha tenuto quegli spazi vivi e attivi. La sua esperienza, giovedì sera, è diventata quella degli allievi della prima scuola internazionale di studi gramsciani, la Ghilarza Summer School, nella location perfetta del ristorante Valparaiso, che da anni sperimenta la filosofia del cucinare come arte del palato.

La scuola, promossa e organizzata dall’Associazione Casa Museo Antonio Gramsci di Ghilarza, in collaborazione con la Fondazione Istituto Gramsci di Roma e la International Gramsci Society, realizzata con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna, ha l’ambizione di diventare il punto di riferimento mondiale per gli studi gramsciani. «A volte su quest’isola le cose accadono e si intrecciano. Come questa serata, che apre l’ennesimo campo infinito di riflessione ispirata dall’arte. Tom interpreta e vive Gramsci, per davvero, e nella sua installazione questo è palpabile — ha aperto la serata Lorenzo Giusti, il direttore del Man di Nuoro —. Averlo nel programma di un’iniziativa come quella della Ghilarza Summer School è davvero importante, oltre che bellissimo, e spero davvero ci siano tante altre serate come questa».

La testimonianza e il lavoro di Thomas Hirschhorn ha certamente portato una ventata d’importanza all'altezza delle intenzioni. «Tutti i residenti del Bronx erano direttamente implicati nel Gramsci monument, in diversi modi. All’inizio economicamente, perché sono stati pagati per aiutarmi nell’installazione. Poi attivamente, perché sono stati coinvolti con attività a cadenza settimanale, un tipo per ogni giorno della settimana — ha spiegato Thomas Hirschhorn —. È stato questo coinvolgimento a 360 gradi che mi ha fatto capire che, se loro restavano conquistati da Gramsci, per esempio dalle sue analogie con Malcolm X, anche io imparavo continuamente da loro qualcosa». L’artista di origini svizzere ha costruito la sua installazione, la quarta di un progetto più ampio e che ha coinvolto altri tre filosofi del calibro di Spinoza, Bataille e Deleuze, fondandola sulle connessioni.

Una delle quali è stata proprio la prigione, quella di gramsciana memoria e quella che oggigiorno alcuni dei residenti del quartiere di New York hanno conosciuto, per vie magari indirette. «Ho potuto osservare anche come alcuni dei residenti abbiano appreso un modo di fare qualcosa tutti assieme. Loro stessi mi hanno fatto notare di non aver mai pensato al fatto di poter collaborare, il quartiere è formato per metà da portoricani e per metà da afroamericani, e il concetto di comunità qui è molto differente da come lo possiamo intendere in Europa — ha aggiunto Thomas Hirschhorn —. Ebbene, insieme a loro e analizzando insieme il pensiero di Gramsci, ho potuto apprezzare la loro visione di comunità, sentirsi parte di un tutto pur ognuno mantenendo le proprie differenze culturali di origine».

Un pensiero giovedì sera, è andato anche alle vittime del terrorismo, visto che il datario segnava 11 settembre. «Oggi è una giornata per ricordare le cose importanti: l’amicizia, gli altri, l’eguaglianza, l’universalità, la verità. Solo quando pensiamo che siamo uguali, sono quando pensiamo di essere un tutt’uno, ci può essere un futuro. E un tutt'uno, a studiare Gramsci, lo siamo. Perché tutti noi siamo, inevitabilmente e potenzialmente, intellettuali».

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