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la fusione

Intesa incorpora la Banca di Credito Sardo

Il colosso di Torino ha ottenuto l’autorizzazione da Bankitalia per l’operazione

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CAGLIARI. La Banca di credito sardo sarà inglobata dalla capogruppo, il colosso Intesa Sanpaolo. A seguito dell’autorizzazione rilasciata dalla Banca d’Italia ieri è stato è depositato presso il Registro delle Imprese di Torino il progetto di fusione per incorporazione, che riguarda anche la Cassa di Risparmio di Venezia. La fusione sarà ora sottoposta all’approvazione del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo.

Con la fusione, per i clienti dell’istituto di credito non cambia niente e lo stesso vale per i dipendenti perché l’operazione non va a incidere sull’organizzazione dei 1.020 lavoratori della Sardegna. Per essere chiari, l’operazione non comporterà alcun esubero. La strategia mira semplicemente alla riduzione dei costi e quindi all’eliminazione del Consiglio d’amministrazione che oggi è presieduto da Giorgio Mazzella. Mazzella due mesi fa aveva rigettato l’ipotesi che con l’incorporazione potesse cambiare la politica creditizia della banca sul territorio dopo che negli ultimi anni la Banca di credito sardo è sempre stata presente, con svariate iniziative, in tutte le province: «Verrà costituito il Consiglio del territorio, con rappresentanti delle categorie del mondo produttivo, imprenditori, accademici», aveva detto Mazzella, «del resto, abbiamo potuto fare alcune operazioni solo grazie a Intesa».

È comunque l’ultimo capitolo della banca che nacque come Credito industriale sardo per svolgere un ruolo complementare rispetto al Banco di Sardegna. La Banca di credito sardo, invece, è nata dall’integrazione della Banca Cis con le filiali del Banco di Napoli e della Comit.

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