Liscia di Vacca, ricorso contro il dissequestro
Il capo della Procura di Tempio ricorre in Cassazione per i sigilli tolti al complesso di Porto Cervo
PORTO CERVO. Il capo della procura della Repubblica di Tempio, Domenico Fiordalisi, ricorre in Cassazione contro la decisione del tribunale del Riesame di annullare il provvedimento di sequestro degli immobili di “Tiara del Cervo” il condominio stellare realizzato nelle alture di Liscia di Vacca.
I punti di diritto che vengono posti alla base del ricorso sono dieci, e tutti in contrapposizione alla decisione del tribunale del riesame della Gallura di annullare il provvedimento di sequestro preventivo che era stato firmato dal gip del tribunale Vincenzo Cristiano nel luglio scorso. Nelle vicenda sono indagati, per abusi edilizi, i proprietari dell’immobile Antonello Orecchioni, Paolo Angelo Vannucchi e Alfonso Dolce, oltre al direttore dei lavori e progettista dell’opera, l’ingegnere sassarese Francesco Dettori. Le argomentazioni portate avanti dal pm inquirente nel suo ricorso riguardano la erronea applicazione e la violazione di diversi articoli del codice di procedura penale da parte del tribunale del riesame. I giudici del riesame, secondo il pm, avrebbero emesso un provvedimento «non di loro competenza», contestando in dieci punti l’ordinanza di dissequestro. Per l’accusa gli immobili erano ancora in fase di completamento perché «tutti privi di pavimentazione, tranne uno» , quindi era necessario intervenire con il sequestro preventivo per evitare «l’aggravio del carico urbanistico del territorio» posto che l’intero immobile, stando agli accertamenti dell’accusa, era stato realizzato in contrasto con le norme edilizie vigenti. «La violazione da parte del tribunale è evidente perché il regolamento comunale, al quale è allegato il Piano di fabbricazione, non contiene alcuna deroga alla legge per la convenzione di lottizzazione (scaduta). La singolare interpretazione del tribunale – scrive il pm – per di più, ha possibili effetti indiretti sulle altre convenzioni di lottizzazione di Porto Cervo, e non solo, ormai scadute ed abbandonate, le quali in forza di tale pronunciamento potrebbero resuscitare, con gravi ripercussioni sul territorio già duramente sfruttato dagli investitori nazionali ed internazionali».
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