E.On, i sindacati scrivono al ministro
Le segreterie nazionali manifestano il dissenso per i metodi utilizzati dalla multinazionale nella trattativa per la cessione
SASSARI. Si muovono le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil (con le categorie Filctem, Flaei, Femca e Uiltec) per convincere il Governo a fare chiarezza su quanto sta accadendo per la vendita degli asset di E.On Italia, tra i quali figurano anche gli impianti di Fiume Santo.
Ieri i segretari hanno inviato una lettera al ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e al suo vice Claudio De Vincenti (che poi è quello che conosce molto bene la partita e con il quale si rapporta anche la giunta regionale sarda). L’iniziativa è stata adottata per manifestare pubblicamente «il dissenso rispetto al metodo utilizzato da E.On che - in tutti questi mesi - non ha mai coinvolto il sindacato, come previsto dagli accordi». La situazione anomala, in realtà, era stata già denunciata in una richiesta precedente delle organizzazioni sindacali che avevano anche sollecitato un incontro urgente con il ministro dello Sviluppo economico.
«Una operazione di tale portata – sottolineano le segreterie nazionali – oltre alla valorizzazione degli asset, deve tenere in considerazione le possibili ricadute sul patrimonio infrastrutturale del Paese e su tutti i lavoratori impiegati nel gruppo». I sindacati sottolineano le preoccupazioni - sempre in aumento - «per l’avvio di una sorta di asta privata per E.On Italia, dimenticando che è stato messo in vendita un pezzo delle infrastrutture energetiche italiane. Cosa che il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale ci ricorda ogni volta che dichiara incompatibile l’esercizio dello sciopero con la sicurezza del fabbisogno energetico». Ora si attende una risposta immediata da parte del ministero dello Sviluppo economico per un incontro dal quale possano giungere risposte esaurienti alle questioni sollevate sulla vendita di E.On Italia. Di fronte al silenzio, scatteranno le iniziative di lotta a sostegno della vertenza.
Nei giorni scorsi, era stato il segretario generale della Filctem-Cgil di Sassari Massimiliano Muretti a denunciare i silenzio della Regione in una vicenda che, invece, merita grande attenzione.
«È in atto una complessa partita a Risiko – ha detto ieri Muretti – sul campo dell’energia. E chi dovrebbe svolgere un ruolo attivo a tutela della comunità continua a essere spettatore passivo. E il Governo lascia che soggetti privati e stranieri (E.On e Edison) si incontrino e ragionino su come modificare l’assetto complessivo delle infrastrutture materiali italiane (energia elettrica, gas metano, rigassificatore). E allo stesso tempo definisce Olt - la nave rigassigicatore di Livorno, di prorietà di E.On - infrastruttura essenziale e indispensabile per la sicurezza del Sistema nazionale del gas».
Massimiliano Muretti guarda con molta attenzione al territorio del Sassarese e, quindi, alle specificità sarde.
«Non si può fare finta che non stia accadendo niente di importante – ha detto il segretario generale della Filctem-Cgil – e nessuno può affermare che una scelta o l’altra siano indifferenti. Il territorio e i sindacati hanno più volte esplicitato l’inaffidabilità della multinazionale tedesca: ci siamo opposti con forza alle logiche assurde messe in campo da E.On, abbiamo lottato per ottenere il rispetto dovuto al territorio, all’ambiente e ai lavoratori».
L’esponente sindacale traccia anche un promemoria per chi subentrerà a E.On nel polo energetico di Fiume Santo: «Ci sono dei concetti essenziali che dovranno essere chiari da subito. Le rivendicazioni riguarderanno la costruzione del nuovo gruppo a carbone, la demolizione e la bonifica dei gruppi 1 e 2, il revamping dei desolforatori dei gruppi 3 e 4 (questo un contributo importante per migliorare la compatibilità ambientale). Sono tutti interventi che la nuova proprietà sarà chiamata comunque a realizzare. Per questo dico che il Ministero, la Regione, le Istituzioni locali e i sindacati devono seguire attivamente il processo di vendita degli impianti. E vigilare».
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