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I legali: faremo ricorso in appello

I legali: faremo ricorso in appello

I difensori dell’imputato contestano l’aggravante degli atti persecutori

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BOLOGNA. «Trent'anni non sono l'ergastolo. Ed è una differenza sostanziale, sia dal punto di vista della condanna, sia dal punto di vista della vita detentiva ma anche, eventualmente, in un futuro, delle misure alternative».

È il commento dei legali di Giulio Caria, gli avvocati Agostinangelo Marras e Savino Lupo, al termine dell'udienza davanti al Gup di Bologna che ha condannato il loro assistito a 30 anni per l'omicidio di Silvia Caramazza. Il riferimento è alla facoltà che aveva il giudice di infliggere lo stesso l'ergastolo al loro assistito, nonostante lo sconto del rito abbreviato, togliendo solo l'isolamento diurno. I due legali hanno spiegato che non si aspettavano decisioni diverse sotto il profilo della responsabilità del delitto, ma «riteniamo che ci possa essere da rivedere in merito alla aggravante degli atti persecutori. Sotto questo profilo faremo di sicuro appello». La decisione del giudice ha accontentato solo in parte le richieste del pubblico ministero Maria Gabriella Tavano, che nonostante lo sconto previsto dalla tipologia del rito prescelto aveva indicato nell’ergastolo la pena congrua per il reato commesso dall’artigiano sardo. Nel corso della requisitoria il pm aveva enfatizzato due aggravanti, una sola delle quali è stata accolta: è quella dello stalking, reato per il quale Caria aveva dei precedenti di polizia. Non era presente nella sentenza, invece, ed è questo il motivo del mancato ergastolo, la crudeltà, che non è stata ravvisata in quanto l’accanimento sarebbe avvenuto quando la 39enne era già spirata. Caria, jeans e camicia bianca, non ha mai ammesso il gesto del quale è stato dichiarato colpevole, nonostante prove e indizi lo incastrassero: anche nella prima udienza del processo con rito abbreviato celebrato davanti al tribunale di Bologna aveva proseguito nella sua linea, spiazzando persino i suoi avvocati nel proclamarsi, con dichiarazioni spontanee, innocente. Ieri durante l’udienza mattutina il giudice lo aveva ripreso per il suo atteggiamento, chiedendogli di «evitare sorrisini».

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