La Nuova Sardegna

Quando a Sassari fioriva l’arte

di Paolo Curreli
Quando a Sassari fioriva l’arte

Tre mostre raccontano la città tra ’800 e ’900, una lontana età dell’oro

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SASSARI. Una passeggiata nel centro di Sassari per rivivere un momento fertile della città attraverso le nuove esposizioni dei suoi musei e incontrare la storia di una borghesia colta interessata e partecipe del mondo moderno, senza i complessi di inferiorità prodotti dalla marginalità geografica.

In queste settimane si può respirare l'aria umbertina che porta Sassari fuori dalle mura medioevali, immergersi nel gusto e nelle storie familiari di un ceto imprenditoriale che sarà capace di creare, tra Ottocento e Novecento, l'humus su cui germoglieranno la grande pittura, le arti applicate e l'editoria.

. Pinacoteca Mus’a. La pinacoteca statale al Canopoleno presenta, tra le altre, la donazione di Giovanni Antonio Sanna. Il ricchissimo imprenditore minerario – all'epoca il suo patrimonio era tra i primi cinque italiani – che acquista opere sul mercato antiquario europeo con l'intento di creare un museo da regalare alla città. «Quella di Giovanni Sanna è una missione – sostiene la direttrice della pinacoteca Alma Casula – . È un uomo che conosce il mondo moderno e la Sardegna, e proprio dalla costatazione del divario esistente tra le due realtà che si preoccupa di elevare il livello culturale dei suoi conterranei. Una missione didattica intrisa di positivismo, assolutamente in linea con lo spirito dei tempi».

Questo tassello ottocentesco completa il percorso espositivo del Mus'a, un viaggio che parte dal medioevo giudicale, con uno straordinario San Nicola e un drammatico crocefisso, il rinascimento del Maestro di Castelsardo, e il manierismo del Maestro di Ozieri, per citare alcuni capolavori in esposizione. Molto interessanti i pannelli che raccontano i restauri e cosa c’è sotto i dipinti antichi. Un percorso che attraversa il barocco con pezzi di grande bellezza e nomi importanti. Ci mostra il Marghinotti pittore di camera di Sua Maestà il Re di Sardegna Vittorio Emanuele II e le opere dell'artista e politico Massimo D'Azeglio.

La novità della nuova sezione inaugurata in questi giorni è la scoperta del gusto internazionale della ricca borghesia dell'Ottocento. «Se il capostipite Giovanni Antonio Sanna è mosso da uno spirito filantropico, la nipote Enedina Castoldi regala diversi oggetti in memoria della figlia Zely Bertolio, probabilmente raccolti dalla stessa giovane, – dice Alma Casula – che denotano interesse e curiosità per il mondo delle arti applicate e della pittura a lei contemporanea». Assolutamente da non perdere, a questo proposito, sono i bronzi dello scultore “animalier” Jules Moignez (1835, 1894), oggetti di rara bellezza di gran moda, all'epoca, in tutti i salotti dell’alta borghesia e della aristocrazia in Europa e in America. I pannelli giapponesi in avorio e madreperla (1868, 1912) testimoni del grande interesse per l'arte orientale che permea tutto il periodo a cavallo tra i due secoli. Due straordinari ricami cinesi della dinastia Qing. Oggetti che testimoniano un collezionismo aggiornato e per niente provinciale.

Conclusione di questo percorso che lega filantropia e amore per l'arte è la collezione Tomè. Il friulano Angelo Tomè apre a Sassari, nel 1890, negozi di alta gamma proprio per soddisfare la domanda della borghesia cittadina. Il figlio Giuseppe affianca all'attività commerciale un forte interesse per l'arte e la cultura che si concretizza in una collezione di opere di pittori con cui intesse rapporti di amicizia e condivisione. Il suo lascito comprende prevalentemente opere pittoriche e grafiche di artisti sardi del primo Novecento fra i quali Carmelo Floris, Antonio Ballero, Giuseppe Biasi, Mario Delitala, Pietro Antonio Manca, Filippo Figari, Stanis Dessy e Eugenio Tavolara.

Museo Sanna. Il nome di Giovanni Antonio Sanna è legato al museo archeologico cittadino che proprio in questi giorni presenta “Mobilia”. La storia dell'arredo sardo dagli oggetti di un affascinate passato arcaico, cassapanche e mobili intagliati, fino alla straordinaria stagione della fabbrica dei falegnami Clemente, attiva a Sassari con macchinari a vapore già dal 1870 e che con Gavino Clemente – nato nel 1860, formatosi all'accademia Albertina torinese – si apre alla progettazione moderna inventando uno stile decò che guarda alla tradizione sarda. Pezzo forte gli arredi donati dalla famiglia Dessena.

Palazzo della Frumentaria.

Perfetta conclusione del viaggio tra le testimonianze di una città piena di fermenti, la mostra al palazzo della Frumentaria: “Testate d'autore nei giornali sardi dell'Ottocento e della prima metà del Novecento”. Il fervore editoriale di quegli anni, ricchi di idee e di innovazione, è raccontato attraverso la grafica editoriale, “vestito” delle opinioni e delle notizie.

Attraverso un'indagine storica, grafica e stilistica dei giornali dell'Otto e Novecento, Simonetta Castia e Stefano Serio, con la collaborazione dell'illustratrice algherese Claudia Catta, hanno realizzato un originale progetto di rivisitazione dell'attività grafica, editoriale e giornalistica di allora. In esposizione più di cento pannelli ripartiti in quattro sezioni che svelano sotto una nuova luce, grazie a una accurata e inedita rivisitazione del lettering, delle immagini e delle prime pagine, i titoli dei periodici che hanno accompagnato, spesso anche orientato, la rinascita culturale dell'isola.

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