La Nuova Sardegna

Società sportive sarde a secco: sospesi i contributi 2013

di Mauro Lissia
Società sportive sarde a secco: sospesi i contributi 2013

Il commissario dell’agenzia regionale ha fermato la procedura per il pagamento. Niente soldi per la pubblicità al Cagliari, Dinamo in bilico: in ansia gli altri sodalizi

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CAGLIARI. Indietro tutta: stop agli investimenti pubblicitari regionali sul Cagliari calcio, forse anche sulla Dinamo basket e altre società sportive che attendevano un contributo economico pubblico per l’attività del 2012-2013 dall’agenzia Sardegna Promozione. La decisione è stata presa dal commissario Cinzia Laconi: le lettere in cui si annuncia la sospensione in regime di autotutela dell’iter di pagamento sono partite, alcune sono già arrivate ai destinatari. La ragione è scontata: il decreto legge 78 del 2010 vieta espressamente la sponsorizzazione di società sportive da parte di enti pubblici. Ed è stata la Corte dei Conti, nel corso di un’adunanza, a bacchettare l’ex direttore Mariano Mariani, che si era difeso spiegando come in realtà si trattasse di investimenti pubblicitari a favore del "marchio" Sardegna, le società sportive che diventano veicolo di promozione per le bellezze di richiamo turistico dell’isola. Appena poche settimane fa la giunta regionale aveva annunciato di voler rispettare gli impegni assunti con alcune società per la stagione 2014-2015 - tre milioni e 525 mila euro complessivi - per poi andare alla chiusura pilotata dell’agenzia, col ritorno delle competenze all’assessorato al turismo. Ma il commissario sembra voler tagliare corto per imboccare la strada della prudenza: interruzione almeno temporanea della procedura per l’erogazione dei contributi riferiti al 2013 viziati da sospetti di illegittimità, mentre quelli dell’anno in corso devono essere ancora vagliati ma a questo punto sono a forte rischio. Una scelta comprensibile, perché è la dirigente chiamata a svolgere il ruolo di commissario a dover firmare gli atti che aprono la strada ai pagamenti. Una responsabilità pesante, considerato che sull’attività di Sardegna Promozione indaga la Procura della Repubblica, mentre la Corte dei Conti si è già espressa chiaramente con una relazione dai contenuti inequivocabili. Lo stop imposto dal commissario sospende la procedura 2013 ma non è detto che la partita si chiuda qui: il governatore Francesco Pigliaru aveva liquidato la questione con una nota pubblica secondo la quale le convenzioni già firmate sarebbero state onorate. Come dire: la Regione pagherà, darà anche i contributi per il 2014-2015 ma sarà l’ultima volta che accade. Ora però si tratta di capire fino a che punto l’esecutivo regionale voglia spingere il proprio impegno davanti a rilievi che arrivano da una dirigente nominata commissario proprio per fare chiarezza nella macchina di Sardegna Promozione, considerata dai più come una sorta di bancomat elettorale: «Noi abbiamo assunto un impegno e intendiamo rispettarlo pienamente - spiega l’assessore al turismo Francesco Morandi - i piani però sono due, quello politico e quello amministrativo. Se il commissario ha ravvisato profili di illegittimità nella procedura o nei contratti dovremo tenerne conto. Perché la competenza sugli aspetti legati alla legittimità dell’atto amministrativo riguardano il dirigente». In questa situazione a star peggio sono le società sportive, che sul contributo di Sardegna Promozione hanno certamente impostato i programmi dell’attività e assunto a loro volta impegni: quei soldi fino a qualche giorno fa erano soldi sicuri. Per restare alle società maggiori, il Cagliari calcio avrebbe dovuto incassare un milione e 350 mila euro, la Dinamo Sassari 900 mila euro. Poi c’è la galassia di società medio-piccole, che spesso vanno avanti solo grazie agli aiuti pubblici. Tutte avevano la certezza di incassare qualcosa da Sardegna Promozione, la questione da affrontare è dunque tutt’altro che semplice. L'agenzia Sardegna Promozione è diventata celebre per aver finanziato nel corso dell’amministrazione Cappellacci il reality show "Sweet Sardinia" sulla rete televisiva berlusconiana La 5, un programma che ha riscosso dati d’ascolto fallimentari ma è costato quasi un milione di euro. Fra le altre attività promosse con generosi contributi dall’agenzia regionale sagre, piccoli festival locali, fino alla partecipazione all’Expo’ 2015 di Milano, finanziata in parte anche con fondi sottratti al bilancio della sanità.

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