La Nuova Sardegna

I nuovi Giganti una folgorazione: svelano alcuni misteri

di Anna Sanna
I nuovi Giganti una folgorazione: svelano alcuni misteri

Il restauratore Roberto Nardi: «Dagli scavi dati di eccezionale importanza». Sui resti appena emersi possibile verificare le ipotesi sul mistero dei Guerrieri di Monte Prama

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Nel materiale conservato al Centro di restauro di Li Punti è presente un braccio con guantone identico a quello del nuovo tipo di pugilatore ritrovato adesso nel corso del nuovo scavo a Mont’e Prama. Le scoperte di questi giorni potranno colmare parte delle lacune dei Giganti già conosciuti, e potranno dare una nuova chiave di lettura agli oltre 4mila frammenti finora rimasti senza una collocazione». Roberto Nardi ha curato l’intervento di restauro che ha rimesso in piedi i guerrieri esposti nei musei di Cabras e Cagliari. Alla luce delle recenti scoperte, spiega come i nuovi ritrovamenti potrebbero integrare il complesso lavoro svolto dal 2007 al 2010 nel Centro di Li Punti, a Sassari, con la supervisione del Centro di conservazione archeologica di Roma. «Il braccio con guantone ci era subito sembrato interessante, diverso rispetto agli altri – racconta Nardi . Non eravamo riusciti a capire che in realtà si trattava di un’altra tipologia, questo ce l’hanno detto gli archeologi in questi giorni. Noi avevamo soltanto individuato la differenza di quel braccio con guantone da tutti gli altri. Per noi vedere le foto della nuova statua è stata una folgorazione, perché ci ha finalmente svelato il motivo di quel braccio».

Dei 5200 pezzi che costituivano l’intera collezione di frammenti oggetto delle operazioni di restauro, 1200 sono stati ricomposti in 28 statue e in dieci modelli di nuraghe, mentre 4mila sono rimasti senza attribuzione. «Ora, con il gran numero di reperti che stanno venendo alla luce, molto presto quando avremo visto i materiali saremo in grado di attribuirli alle figure di partenza, colmando quelle alcune che avevamo lasciato vuote nell’attesa di frammenti da un nuovo scavo. C’è di più: questi nuovi ritrovamenti ci daranno una chiave di lettura anche di molti di quei 4mila che sono rimasti nelle casse dei magazzini di Li Punti perché non eravamo riusciti a collocarli in una posizione». Un’altra straordinaria opportunità che potrebbe offrire lo scavo di oggi è il reperimento di informazioni di prima mano. Cosa che non era stata possibile durante il restauro a Li Punti, perché i reperti arrivavano da scavi compiuti 30 anni prima. «Durante lo scavo si verifica il 90 per cento dei potenziali danni alle opere d’arte – spiega Nardi – Le tracce di coloritura di cui abbiamo solo intuito la presenza, le tracce di lavorazione originale e della presenza di elementi decorativi in metallo, sono delle informazioni che oggi saremmo in grado di recuperare immediatamente se lo scavo fosse eseguito con l’assistenza di conservatori specialisti che consentirebbero agli archeologi di eseguire gli scavi mitigando al massimo i rischi di danno».

Per questo Nardi ribadisce la proposta lanciata nei giorni scorsi per un immediato intervento di conservazione delle statue e dei frammenti ritrovati, con la presenza a titolo gratuito sullo scavo degli stessi professionisti del Centro di conservazione archeologica di Roma che hanno eseguito il restauro del 2007-10. Il tutto in un’ottica di collaborazione con gli archeologi già al lavoro a Cabras, nella convinzione di trovarsi davanti a un evento straordinario per la Sardegna e per la cultura dell’intero Mediterraneo. «Sono ammirato – dice Nardi – da quello che stanno facendo i nostri colleghi oggi a Cabras, perché con i mezzi che hanno a disposizione stanno facendo il massimo che si possa fare. Per questo ci mettiamo a disposizione gratuitamente per avere risultati al massimo livello. L’idea di mettere in mostra subito uno dei giganti al Museo di Cabras, poi, è magnifica e in linea con la strategia che abbiamo seguito sin dall’inizio nel restauro a Li Punti con il laboratorio aperto al pubblico e il sito web. La presenza di specialisti sullo scavo potrebbe consentire di aprire immediatamente al pubblico le operazioni di conservazione e restauro, per esempio attraverso le sale del Museo di Cabras dove, oltre a quello direttamente sullo scavo, potremmo installare una postazione di lavoro aperta a pubblico, stampa e studiosi alimentando un aspetto culturale che sicuramente incontrerebbe il grande favore nazionale e internazionale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Lo studio

Super El Niño, l’allarme è globale: il caldo del 2026 minaccia record storici – Ecco cosa ci aspetta

di Redazione Web
Le nostre iniziative