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Università, almeno 20mila i fuori corso

Università, almeno 20mila i fuori corso

Isola maglia nera per Il Sole 24 Ore. Ma gli atenei di Sassari e Cagliari contestano i dati: le nostre performance sono migliori

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SASSARI. Fuori corso in Sardegna 25mila universitari? O "solo" 20mila su un totale di 50mila iscritti nei due atenei? C'è incertezza su percentuali e cifre esatte. Ma a ogni modo nell’isola questi numeri fanno riflettere.

«A Sassari e a Cagliari un iscritto su due è in ritardo», ha sostenuto il "Sole 24 Ore". Ma le università sarde replicano: «Dati sbagliati». La classifica negativa per la Sardegna - pubblicata ieri dal quotidiano di Confindustria - è basata su rilevazioni dell'Agenzia per le valutazioni del sistema universitario. In quest'elenco l’ateneo di Sassari è al sesto peggior posto, con un 49% di fuori corso, su 59 sedi italiane. Quello di Cagliari viene indicato persino più in basso: con il 51,3% sarebbe preceduto nel non invidiabile primato unicamente da Potenza e dall'Aquila. Ma le due università contestano con forza questa ricostruzione. E forniscono percentuali differenti. Cagliari parla di un 43%, che la collocherebbe a metà graduatoria. Mentre a Sassari il numero dei fuori corso viene conteggiato in poche migliaia e la percentuale ridimensionata addirittura al 33%, fatto che la inserirebbe tra le migliori.

Non è improbabile che sulla discrepanza tra statistiche influiscano definizioni non omogenee del termine "fuori corso" tra vecchio e nuovo ordinamento universitario. Da Sassari in particolare viene fatto osservare che per la graduatoria del “Sole” sarebbero stati presi in considerazione gli studenti “non regolari”, e non “i fuori corso”.

Nell'isola il fenomeno si conferma comunque di proporzioni impressionanti. E solleva interrogativi. Come mai tanti ritardi? Le cause sono molteplici. E in qualche misura accomunano molte università del Meridione. Ma la tendenza non ha effetti negativi solo sulle prospettive dei singoli. Incide in maniera pesante anche sul futuro economico degli atenei. Infatti una parte del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) che ogni anno da Roma viene stanziata per tutte le università pubbliche, già oggi è collegata alla stima di queste performance. Più il dato è sfavorevole e più si riducono gli stanziamenti, nonostante nell'isola ci siano misure di compensazione basate sui numeri storici di ogni singolo quadro d'ateneo e sul minor reddito medio pro capite delle famiglie sarde rispetto ad altre regioni.

Sia a Sassari sia a Cagliari il maggior numero di fuori corso si riscontra nelle facoltà umanistiche e in scienze giuridiche. La tendenza è meno accentuata a Medicina e in altri dipartimenti con test d'accesso rigidi.

Sullo sfondo, al di là di percentuali così contrastanti, resta il perché di tanti fuori corso. Diverse le ragioni. Intanto, molti di loro non figurano nel regime universitario riservato agli studenti-lavoratori. Il motivo? Sono in parecchi a svolgere prestazioni in nero pur di frequentare i corsi e riuscire a laurearsi. Si va dalle baby-sitter alle colf e ai pony express delle pizzerie sino a tecnici, meccanici, pastori, contadini, operai: tutti in ostaggio di un sommerso che li penalizza due volte.

Un'altra parte dei fuori corso è formata da pendolari con difficoltà nei trasporti che impediscono di frequentare le lezioni con regolarità. Questione della quale costituisce un sotto-problema, soprattutto a Cagliari, la mancanza di alloggi Ersu per tutti gli universitari che ne fanno richiesta. Tra gli altri punti grigi, oltre alla scarsa preparazione media a livello scolastico che parecchi si trascinano dietro nei primi anni di università con ovvii contraccolpi nel rendimento in facoltà, c'è infine un dramma sociale. L'impossibilità da parte di molti genitori cassintegrati, disoccupati o che hanno perso il posto di lavoro all’improvviso di garantire il pagamento costante delle tasse. E quindi di permettere ai figli universitari di rispettare anni e tempi prefissati per gli esami.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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