La Nuova Sardegna

Maninchedda, le doppie dimissioni

di Umberto Aime

Respinte quelle da assessore, vuole lasciare la presidenza del Partito dei sardi

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. In silenzio stampa fino all’8 maggio, giorno dell’interrogatorio al palazzo di giustizia come indagato nell’inchiesta sui fondi ai gruppi del Consiglio regionale. Dopo aver ricevuto il suo primo avviso di garanzia («il primato è ironico ma anche scaramantico», ha scritto) l’assessore Paolo Maninchedda ha sospeso per sette giorni anche le comunicazioni sul suo sito ufficiale, «Sardegna e libertà».

Blogger infaticabile, spesso nelle prime ore dell’alba, in più di un’occasione molto critico verso il centrosinistra regionale e moltissimo nei confronti del premier Matteo Renzi, l’assessore ai lavori pubblici ha annunciato «il blocco temporaneo delle trasmissioni» nell’home page. L’ha fatto neanche ventiquattr’ore dopo aver ricevuto l’avviso a comparire e aver fatto sapere alla stampa che «continuerà a restare muto come lo è stato il primo giorno».

«Fino all’8 maggio – ha scritto sulla vetrina di «Sardegna e libertà» – questo sito starà fermo, non per prudenza o altro, ma perché sono stanchissimo e non ho le forze per fare altro. Continuerò a lavorare, soprattutto per concludere rapidamente le cose in itinere». Continuerà a essere l’assessore ai lavori pubblici; il presidente Pigliaru gli ha respinto la lettera di dimissioni.

Lascio il Pds. Maninchedda ha presentato anche altre dimissioni, quelle da presidente del Partito dei sardi, fondato poco prima delle ultime Regionali del 2014, poi vinte con la coalizione di centrosinistra, capeggiata da Pigliaru, e l’elezione di due consiglieri.

«Chiederò la convocazione dell’Assemblea nazionale del partito – è un altro passaggio sul blog – e mi dimetterò dalla presidenza» Un annuncio subito motivato: «Non c’entra nulla la vicenda giudiziaria in sè, c’entra che in questo mondo queste vicende azzoppano e chi è azzoppato non guida bene e può disturbare il cammino degli altri». Dalle cariche del Pds Maninchedda vuole quindi farsi da parte. Però anche queste dimissioni rischiano di fare la fine delle altre: essere respinte.

Lo si intuisce dalle dichiarazioni di Franciscu Sedda, segretario del Partito dei sardi. Spetterà a lui convocare l’assemblea, lo farà entro maggio, ma ha già dichiarato: «È chiaro fin d’ora che la mia stima nei confronti di Paolo Maninchedda, ma credo di poter dire di tutto il Partito, è più forte che mai, E l’aver presentato immediatamente le dimissioni nelle mani del presidente della Regione, rende ancora più forte il nostro cammino verso l’indipendenza». A questo punto è quasi scontato: come la fiducia a Maninchedda è stata rinnovata dal governatore Pigliaru anche il Partito dei sardi farà lo stesso. Semmai per acclamazione.

La difesa. L’attuale assessore è indagato per il reato di peculato e in particolare per quel bonifico (3.960 euro) «firmato (testuale dall’avviso) in qualità di presidente del gruppo Progetto Sardegna nell’aprile del 2005 a favore della società cagliaritana E-Res» per un sondaggio sul futuro sindaco di Iglesias. Ma nella XIII legislatura Maninchedda quell’incarico non l’ha ricoperto e poi tra l’altro ci sarebbe stata persino l’incompatibilità fra più titoli (vedi box) prevista dal regolamento del Consiglio regionale. Dunque, i dubbi sollevati subito dall’avvocato Massimiliano Ravenna, il difensore di Maninchedda, potranno e dovranno essere chiariti l’8 maggio nell’interrogatorio.

Il saluto. Sul blog prima del silenzio stampa temporaneo, l’assessore ha fatto solo un accenno alla vicenda giudiziaria in sè. «Dei contenuti dell’avviso discuterò col magistrato, rispondendo alle domande che mi saranno poste». Nel frattempo, ha anticipato buona parte delle risposte. «Non sono mai stato nè presidente nè tesoriere di alcun gruppo consiliare. Il magistrato non mi contesta di essermi intascato manco un euro. Del sondaggio in oggetto non ricordo una cipolla. Invito chi ha voglia di perdere un po’ di tempo ad andare a rileggere le cronache del maggio-giugno 2005 (Maninchedda dal gruppo uscì il 28 luglio e passò al Misto) per comprendere quali erano i miei rapporti con Progetto Sardegna». Pessimi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il lutto

Sassari, il dolore della città per l’ultimo saluto ad Alessandra Marras

Le nostre iniziative