La Nuova Sardegna

Inchiesta sui fondi

Regione, Mario Diana investiva in banca il denaro del gruppo Pdl

di Mauro Lissia
Mario Diana, ex capogruppo del Pdl
Mario Diana, ex capogruppo del Pdl

Salta fuori un libretto di deposito con 200mila euro in capo alla Banca di Sassari. Il successore alla presidenza Pietro Pittalis chiese l’immediato rientro dei soldi

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CAGLIARI. Un libretto di deposito da 200 mila euro, con un vincolo di un anno sulla somma, intestato su disposizione del presidente Mario Diana al gruppo regionale del Pdl: è una delle stranezze che continuano a emergere nell’inchiesta-ter sui fondi ai gruppi, ormai tutta rivolta all’analisi dei documenti bancari acquisiti dalla Procura nella tesoreria interna al consiglio regionale. Strana perché gli investigatori della polizia giudiziaria si sono trovati fra le mani un investimento realizzato interamente con denaro pubblico, il denaro che in base alla legge doveva servire soltanto all’attività politico-istituzionale dei gruppi e non per produrre interessi a favore di onorevoli regionali o risultati commerciali per un istituto di credito. La circostanza risale al 2013 e fino ad oggi non è stata ancora contestata a Diana, arrestato il 4 novembre di quell’anno per l’ormai celebre vicenda delle penne Montblanc e del banchetto nuziale per Carlo Sanjust, tornato successivamente in libertà e oggi a giudizio immediato con l’accusa di peculato aggravato.

I fatti. Ma vediamo i fatti dall’inizio, seguendo le tracce dell’indagine. Siamo ai primi di luglio di due anni fa, Diana ha appena lasciato in un clima piuttosto teso il gruppo Pdl di cui era presidente per fondare il gruppo «Sardegna è già domani». C’è un dato che risulta agli atti dell’inchiesta: quando Diana svuota i cassetti dell’ufficio porta con sè tutte le carte contabili del Pdl, tabulati bancari, ricevute, documenti vari.

Stop di Pittalis. Così quando Pietro Pittalis prende il suo posto alla guida del Pdl non trova alcun riscontro delle spese, non può avere la minima idea di quanto sia rimasto in cassa e di come siano stati usati i fondi di competenza. Considerati i rapporti non idilliaci con Diana, all’avvocato nuorese non resta che rivolgersi alla tesoreria interna del consiglio regionale, lo sportello della Banca di Sassari-Bper, dove chiede di accedere ai rendiconti.

Il libretto. Ed è qui che salta fuori lo strano investimento: un libretto con vincolo a un anno, dove Diana ha depositato 200 mila euro tratti dai fondi pubblici del gruppo Pdl. Pittalis, che su questa vicenda è stato sentito come testimone da carabinieri e guardia di finanza, cade dalle nuvole e frena a stento l’indignazione. Ma come - si chiede - un investimento coi fondi del gruppo Pdl? Il nuovo presidente non si perde d’animo e da buon avvocato mette nero su bianco la richiesta di rientro immediato della somma sul conto corrente del gruppo. Ma la direzione generale della banca risponde picche: c’è il vincolo imposto con scadenza febbraio 2012, il Pdl non riavrà i soldi prima di febbraio 2013. Pittalis, che nel frattempo ha aperto un nuovo conto corrente Bper «vergine», allega la corrispondenza alla contabilità. Prudenza comprensibile: l’inchiesta della Procura di Cagliari è in pieno svolgimento.

La rendita. I soldi rientrano alla scadenza stabilita e c’è anche una piccola rendita: tremila euro. Ma quando la polizia giudiziaria ha acquisito gli atti dell’operazione gli interrogativi, in gran parte rivolti a Pittalis, sono stati altri: su tutti la ragione che potrebbe aver ispirato l’investimento. È certo che Diana coltivasse rapporti molto cordiali con la direttrice dello sportello Rita Catani. È possibile che il consigliere regionale si sia lasciato convincere sulla bontà dell’investimento, privo di rischi e moderatamente remunerativo. Ma i dubbi degli investigatori riguardano la legittimità dell’operazione, compiuta interamente con denaro pubblico: in quali tasche erano destinati gli interessi maturati alla scadenza del vincolo? Come sarebbero stati giustificati nel bilancio? Su questi aspetti della vicenda l’inchiesta è in corso, impossibile prevedere quali possano essere le valutazioni del pm Marco Cocco sugli eventuali profili penali.

Nell’ordinanza con cui il gip Giampaolo Casula ha disposto l’arresto di Diana non c’è traccia di quest’iniziativa finanziaria, ma è certo che i documenti sono stati acquisiti dalla polizia giudiziaria e che a Pittalis sono state rivolte domande precise sul misterioso libretto di deposito. Forse se ne parlerà al processo davanti al tribunale, la prossima udienza è in calendario per il 24 giugno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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