La Nuova Sardegna

“Il quadro delle meraviglie” Camilleri tra l’opera e il jazz

di Alessandro Marongiu
“Il quadro delle meraviglie” Camilleri tra l’opera e il jazz

Esce per la Sellerio un nuovo volume che raccoglie scritti dell’autore siciliano Un libretto per il melodramma tratto da Cervantes e un film mancato con Rava

15 giugno 2015
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Ricorderete senz’altro del professor Umberto Scapagnini che, nel 2004, dopo aver effettuato degli esami clinici su un suo paziente prossimo ai settanta, Silvio Berlusconi, rimase talmente sconvolto dai risultati che non poté esimersi dal prorompere sostenendo, tra le altre cose: «è tecnicamente quasi immortale. Un cervello veramente straordinario, dall'intelligenza fuori dalla norma».

Sulla supposta immortalità, stando all’oggi, il defunto Scapagnini rischia ancora di avere ragione sotto tanti aspetti, ma chissà che direbbe se potesse condurre un check-up su Andrea Camilleri, che di anni ne ha undici più di Berlusconi, e che dal 1992 continua a scrivere libri con una frequenza ben fuori dal comune: parliamo di quasi cento titoli in meno di un quarto di secolo, equivalenti a circa quattro ogni dodici mesi (senza contare i racconti sparsi pubblicati su antologie, gli interventi sulla stampa e così via).

Siamo a cifre tali che il suo editore principale, Sellerio, per cavarne piedi deve addirittura tenere una contabilità separata per le sue uscite rispetto al resto del proprio catalogo. Intanto, giunti a metà del 2015, si è in perfetta media aritmetica: a “La giostra degli scambi”, con protagonista Montalbano e subito piazzatosi nei primi posti delle classifiche di vendita, si affianca “Il quadro delle meraviglie” (Sellerio, 372 pagine, 18 euro), curato da Annalisa Gariglio e prefatto da Roberto Scarpa, che dell’autore siciliano raccoglie vari “Scritti per teatro, radio, musica, cinema”.

Nel volume si distinguono due testi: uno, del 1963, è “Il quadro delle meraviglie”, il solo libretto d’opera di Camilleri, che è tratto da un omonimo intermezzo di Miguel de Cervantes; l’altro è un soggetto per il grande schermo di una decina d’anni fa scritto per un film che, a causa dell’assenza di fondi, non è poi mai stato realizzato. Si tratta di “Requiem per Chris”, e prende le mosse dalla passione di Camilleri per il jazz: protagonista è (o meglio, sarebbe dovuto essere) Enrico Rava, in viaggio verso New Orleans alla ricerca dei rulli contenenti le registrazioni di una meteora della musica afro, Chris Lamartine, personaggio di fantasia mutuato però da una figura realmente esistita, quel Charlie Christine che nell’arco di un biennio sconvolse l’uso della chitarra nei complessi jazz, promuovendola a solista da strumento di accompagnamento qual era, e poi scomparve nel nulla. Interessante anche “Outis Topos”, resoconto di un esperimento radiofonico del 1973 per la Rai con il quale Camilleri e Sergio Liberovici diedero voce agli abitanti della Barriera, quartiere popolare di Torino.

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